Clayface, la rivelazione di James Gunn sulla timeline del Dcu: “È il primo film in ordine cronologico”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La macchina promozionale dei DC Studios, ormai da qualche giorno a questa parte, si è messa in moto per “Clayface”, il sorprendente cinecomic dai toni horror che promette di trasportare il pubblico nelle viscere più oscure di Gotham City – un’operazione, questa, che ha immediatamente sollevato interrogativi tra gli appassionati circa la sua esatta collocazione all’interno del fitto calendario del nuovo DC Universe (Dcu). L’uscita del primo teaser trailer, accolto con un misto di curiosità e inquietudine per le immagini decisamente crude del body horror -3-8, non ha fatto altro che acuire la confusione: dove si piazza esattamente questa genesi del celebre villain di Batman, considerando che l’estate scorsa abbiamo già visto l’“Uomo d’Acciaio” (interpretato da David Corenswet) sul grande schermo e che il prossimo giugno toccherà a “Supergirl” -5?
A fugare ogni dubbio, come spesso accade in questi casi, ci ha pensato direttamente James Gunn, co-presidente dei DC Studios e regista della rinascita dell’universo condiviso. Attraverso un breve, sebbene chiarissimo, scambio di battute sul social network Threads, il manager ha risposto a un fan che chiedeva se la pellicola diretta da James Watkins (su sceneggiatura del maestro dell’horror moderno Mike Flanagan e di Hossein Amini) si svolgesse prima o dopo gli eventi narrati in “Superman” (arrivato nelle sale nel luglio 2025). La risposta, secca e priva di giri di parole, ha ribaltato le aspettative di molti: “Prima – ha scritto Gunn –. È il primo film del Dcu in ordine cronologico”.
La genesi di un universo al contrario: horror ante litteram
Questa rivelazione, lungi dall’essere un mero dettaglio tecnico, ridisegna completamente la percezione della narrazione epica che i DC Studios intendono sviluppare. Tradizionalmente, si tende a pensare che un universo cinematografico debba partire da un “manifesto” tonale (solitamente rappresentato dal supereroe fondatore) per poi espandersi verso i margini, inclusi i criminali; eppure, qui avviene esattamente l’opposto. “Clayface” – che vede protagonista l’attore Tom Rhys Harries nei panni di Matt Hagen, una star in ascesa sfigurata da un agguato della malavita – costituirà dunque il presupposto cronologico su cui si innesta tutto il resto, un antefatto sporco e claustrofobico che precede l’arrivo del grande eroe kryptoniano.
Il film, la cui uscita è fissata per il 23 ottobre 2026 (il 22 in Italia), viene descritto dalla produzione non come un semplice hybrid di genere, ma come un’opera horror a tutti gli effetti, una distinzione che Gunn ha tenuto a sottolineare con forza per evitare facili fraintendimenti. Questo significa che, in questo angolo di mondo appena abbozzato, l’orrore organico e la trasformazione fisica del protagonista – che richiama alla mente le atmosfere di “The Fly” di Cronenberg -6 – precedono persino gli ideali di speranza e verità portati avanti dall’alieno di Smallville. Ci troviamo, quindi, di fronte a un paradosso narrativo: storicamente, il primo grande evento di questo Dcu (in ordine di effettivi accadimenti) è il trauma di un villain.
Gotham City e l’assenza dell’uomo pipistrello
Nonostante il film ci mostri già uno sguardo sulla sporca e illuminata al neon Gotham City, introducendo di fatto la città nel Dcu prima di qualsiasi altra cosa, gli sceneggiatori hanno scelto una prospettiva volutamente decentrata. Hagen, attore narciso che perde la sua bellezza e si trasforma in un mostro di fango dalla carne plasmabile, non incontrerà il Cavaliere Oscuro in questa sede; il lungometraggio, infatti, si concentra esclusivamente sulla sua discesa negli inferi personali e sulla sua vendetta nei confronti di chi lo ha deturpato. Tuttavia, il fatto che la vicenda sia collocata temporalmente prima dell’avvento di Superman suggerisce una cronologia interna interessante: quando Lois Lane e Clark Kent faranno la loro comparsa nel film del 2025, il mostro di argilla di Hagen potrebbe già essere una leggenda metropolitana (o forse un ricordo rimasto sepolto nei bassifondi di Gotham).
La sceneggiatura, affidata a Flanagan (già acclamato per “The Haunting of Hill House”) e allo stesso Gunn nella supervisione produttiva insieme a Matt Reeves, è stata definita “molto connessa” alla storia più ampia del Dcu, sebbene Gunn abbia voluto precisare che “la storia a sé stante è ciò che conta di più”. Questa frase, apparentemente una semplice postilla, conferma un filone preciso della strategia narrativa adottata dai nuovi vertici Dc: un universo coerente ma flessibile, dove l’autorialità e il genere specifico (in questo caso il body horror più estremo) prevalgono sulla necessità di citazioni incrociate forzate.




