Due operai muoiono nella fossa biologica a Santa Maria di Sala: «Inalati fumi tossici»
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Redazione Interno
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«Hanno inalato dei fumi tossici, sono svenuti e morti». Con queste parole il sindaco di Santa Maria di Sala, Alessandro Arpi, ha ricostruito la tragedia che questa mattina, lunedì 4 agosto, ha ucciso due operai di 23 e 30 anni mentre pulivano una cisterna di residui biologici in una villetta di via Desman, frazione di Veternigo. L’intervento dei vigili del fuoco, durato un’ora, non è servito a evitare il peggio: i soccorsi hanno potuto solo constatare il decesso dei due giovani, stroncati dall’asfissia.
La proprietà, un tempo adibita a progetti sociali gestiti da cooperative – «anni fa ospitava stranieri», ricorda Arpi – è passata di recente a Elena, l’attuale proprietaria, che si è detta sconvolta dall’accaduto. «Erano in tre, il terzo mi ha chiamato distrutto», ha raccontato, sottolineando di non conoscere né la ditta per cui lavoravano né le misure di sicurezza adottate. I lavori alla fossa settica, ha precisato, erano a carico degli ex proprietari.
Sul posto è atteso il pm per accertare le dinamiche dell’incidente, mentre il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha rilanciato l’allarme sulle morti bianche: «Non possiamo continuare a contarle». Quella di oggi è una ferita aperta in un territorio già segnato da troppe tragedie simili, dove la retorica delle «lezioni da apprendere» suona ormai come un amaro refrain.




