Napoli, tre operai muoiono in cantiere: il cardinale Battaglia denuncia "l’inaccettabile strage"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un boato improvviso, urla strazianti, poi il silenzio. È finita così la mattinata di lavoro per tre operai cinquantenni, precipitati da un’altezza di venti metri dopo il cedimento del cestello elevatore su cui stavano operando. L’incidente, avvenuto in via San Giacomo dei Capri, traversa di via Domenico Fontana nel quartiere Arenella, ha riportato l’attenzione su un’emergenza che non accenna a placarsi: quella delle morti sul lavoro, che il cardinale di Napoli, monsignor Battaglia, ha definito senza mezzi termini “una vergogna che sporca le coscienze”.

I tre uomini, impegnati nella ristrutturazione di un condominio privato, si trovavano al sesto piano quando la struttura si è ribaltata, scaraventandoli nel vuoto. Sul posto sono immediatamente intervenuti i soccorsi, ma non c’è stato nulla da fare. Le indagini della Procura di Napoli, coordinate dal pm incaricato, mirano a chiarire le dinamiche del crollo, con particolare attenzione alle condizioni dell’impalcatura e alle procedure di sicurezza adottate.

Giuseppe Mele, segretario della Cgil Campania, ha sottolineato due aspetti inquietanti: “Dalle prime immagini – ha spiegato – emerge che gli operai non indossavano imbracature e che l’impalcatura potrebbe essere stata montata in modo inadeguato”. Resta da accertare se la ditta incaricata dei lavori avesse i requisiti necessari per operare in sicurezza. “Da inizio anno – ha aggiunto Mele – si contano oltre venti vittime in simili circostanze. Una strage silenziosa, che continua a mietere vite senza che si intervenga con la necessaria fermezza”.

I residenti della zona hanno raccontato momenti di terrore. “Dopo il boato, le urla erano strazianti”, ha detto Ciro, abitante del palazzo. La scena, vista dai balconi, ha lasciato tutti sgomenti. Intanto, le parole del cardinale Battaglia risuonano come un monito: “Morire ‘di’ lavoro, non ‘sul’ lavoro, è intollerabile. Basta chiamarle morti bianche – ha insistito – perché dietro ogni vittima c’è una famiglia distrutta, una vita spezzata, una giustizia che tarda ad arrivare”.

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