Zucchero e quel «Baila (Sexy Thing)» 25 anni dopo: “Ho fatto tanto, qualcuno se lo ricordi”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’elegante suite di un hotel nel centro di Milano, in queste ore, ha fatto da cornice a un incontro che sa più di confessione che di semplice promo. Zucchero ‘Sugar’ Fornaciari, l’uomo che ha portato il rock blues italiano a calcare i palchi di mezzo mondo, non è qui solo per annunciare date. L’occasione – ed è lui stesso a sottolinearlo con quella voce graffiata che non ha bisogno di presentazioni – è il venticinquesimo anniversario di ‘Baila (Sexy Thing)’, la hit che nella notte del 22 giugno 2001 conquistò simultaneamente le radio di tutta Europa per poi scalare le classifiche di mezzo continente. Un fenomeno globale, insomma, che ora torna in una versione rimasterizzata e, soprattutto, sul palco di sei stadi italiani.

«Ho fatto tanto, qualcuno dovrebbe ricordarselo…», dice quasi tra sé, senza cercare lo sguardo dell’intervistatore. La frase, buttata lì con l’amarezza di chi ha smesso di contare i dischi di platino, suona come una denuncia garbata ma precisa. Il tour, che porterà il cantautore reggiano a Udine, Bologna, Pescara, Perugia, Messina e Lucca, si chiama ‘Baila (sexy thing) 25th Under the moonlight’ e vedrà al suo fianco la sua fedele superband di grandissimi musicisti internazionali – Polo Jones, Kat Dyson, Peter Vettese, Mario Schilirò, Adriano Molinari, Nicola Peruch, Yissy Garcia, James Thompson, Lazaro Amauri Oviedo Dilout, Carlos Minoso, Oma Jali e Keba Williams. Un esercito di professionisti, a testimoniare che certe sostanze musicali non invecchiano mai.

Il giudizio sulla musica italiana di oggi: «Apprezzo chi è tribolato dentro»

Quando la conversazione vira sui giovani artisti nostrani, Zucchero non usa giri di parole. La musica italiana di oggi? «Apprezzo chi è tribolato dentro, non chi parla di Rolex d’oro». La distinzione è netta, quasi scolpita: da una parte c’è il sentimento autentico, quello che nasce da crepe e contraddizioni; dall’altra l’ostentazione vuota, che lui liquida con un gesto della mano. Nessun nome, nessuna polemica diretta – ma l’indizio è chiaro per chiunque segua le classifiche. Il cantautore, che di tribolazioni ne ha messe in musica a decine (‘Diamante’, ‘Il volo’, ‘Oro incenso e birra’), sembra chiedere alla nuova generazione un coraggio che non si misura in visualizzazioni.

Sei concerti e nessuna uscita di scena: «Sul palco non vorrei scendere più»

Ospite qualche giorno fa di RTL 102.5, da Fulvio Giuliani, Nicoletta Deponti e Cianna, Fornaciari aveva già anticipato lo spirito delle prossime serate. «Ogni volta che metto piede sul palco – aveva raccontato – mi arriva una forte energia e non vorrei scendere più». Una dichiarazione che ai più potrebbe suonare come un luogo comune, ma che nel suo caso è suffragata da una carriera di record. Il live, spiega ora in hotel, sarà fatto di «momenti inaspettati»: si parte con l’idea di fare due ore, poi «divertendoci, divertiamo il pubblico, e ne facciamo tre». Nessuna retorica dell’addio, nessun testamento artistico. Solo la consapevolezza di chi ha ancora voglia di sudare sotto i riflettori.

L’assenza di polemiche esplicite e il silenzio degli altri

Eppure, sotto la superficie pacata dell’intervista, affiora un nervo scoperto. «Nessuno si espone», sbotta a un certo punto, e il senso di quella frase – riferita a chi, nel mondo della musica o fuori, preferisce la pruderia al rischio – resta volutamente sospeso. Zucchero non scioglie il nodo, non fa nomi, non consegna titoli di coda. L’unica risposta che intende dare è quella del palco: sei date estive, una superband collaudatissima, e un successo del 2001 che qualcuno, a suo avviso, farebbe meglio a ricordarsi. Il resto, forse, è solo rumore di fondo.

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