Piantedosi sulle indiscrezioni dell'Ice alle Olimpiadi: "Non risulta, ma è prassi"
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Redazione Interno
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Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, interpellato a margine del Forum internazionale del turismo a Milano, ha di fatto smontato la notizia, rilanciata da un quotidiano e subito cavalcata dall'opposizione, di un presunto “scoop” riguardante l'impiego di agenti dell’agenzia statunitense Immigration and Customs Enforcement (Ice) durante i Giochi Olimpici invernali del 2026. Alle sollecitazioni dei giornalisti, che chiedevano conferme o smentite circa una presenza già decisa, il ministro ha replicato in modo netto, affermando che «non ci risulta, in questa fase e in questo momento», una dichiarazione che ridimensiona la portata della polemica scatenatasi nelle ultime ore. Ha poi aggiunto, con una frase incidentale che fornisce il quadro normativo di riferimento, che il coordinamento generale della sicurezza dell'evento «rimane ovviamente assicurato dalle autorità nazionali», precisando come il caso ipotizzato non configurerebbe alcuna anomalia.
Il meccanismo della sicurezza per le delegazioni straniere
Piantedosi, il cui tono è apparso volto a depotenziare la questione, ha infatti spiegato che, qualora anche la notizia trovasse un riscontro, non si tratterebbe di un fatto eccezionale o problematico. «Anche se fosse – ha dichiarato – le delegazioni scelgono loro, all'interno del proprio ordinamento, a chi rivolgersi per assicurare la cornice di sicurezza alle delegazioni stesse». Questo principio, ha sottolineato, rappresenta una prassi consolidata negli eventi internazionali di tale portata, dove ogni nazione partecipa con propri atleti e personalità che, in base agli accordi diplomatici e alle consuetudini, possono essere protetti da agenti della loro scorta ufficiale. La questione, quindi, si sposta dal piano dell'eccezionalità a quello della normale procedura operativa, lasciando intendere che l'allarme sollevato potrebbe essere stato eccessivo.
La reazione politica e il contesto delle polemiche
La vicenda ha avuto origine dalla pubblicazione di un articolo che annunciava la presunta scorta degli atleti statunitensi da parte dell'Ice, un'agenzia spesso al centro di aspre controversie per il suo ruolo nelle politiche di immigrazione, soprattutto durante la precedente amministrazione di Trump, che è di nuovo il presidente degli Stati Uniti. La notizia, una volta divulgata, ha provocato l'immediata reazione di alcuni partiti di opposizione, i quali hanno annunciato il deposito di un'interpellanza parlamentare per chiedere spiegazioni formali al governo. Tuttavia, le parole del ministro, che ha fatto riferimento anche a quanto riferitogli dalle autorità di pubblica sicurezza locali, sembrano chiudere la porta a interpretazioni allarmistiche, ricondurla entro i binari della ordinaria amministrazione.
Un precedente che richiama altre indagini
La delicatezza delle questioni di sicurezza, specialmente in occasione di grandi appuntamenti, richiama alla mente altre inchieste giudiziarie che, in passato, hanno scandagliato i meccanismi di protezione e le possibili infiltrazioni criminali. Senza entrare nei dettagli di casi specifici, è noto come le procure abbiano più volte indagato, con risvolti anche di cronaca nera, su eventuali collegamenti tra apparati di sicurezza e organizzazioni illecite, facendo emergere complesse reti di relazioni che le autorità sono tenute a monitorare costantemente. In questo quadro, la chiarezza sulle competenze e sulla catena di comando, ribadita da Piantedosi, si configura come un elemento fondamentale per garantire lo svolgimento sereno dei Giochi, al di là di polemiche strumentali o di notizie non sufficientemente verificate.




