Pasqua di sangue a Odessa, i droni russi non si fermano. La risposta di Kiev colpisce le raffinerie nel profondo della Russia
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Redazione Esteri
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Non c’è tregua, nemmeno nella notte che per il mondo cristiano simboleggia la rinascita. Mentre il Vaticano celebrava la resurrezione, l’esercito russo ha trasformato il cielo di Odessa in un inferno di acciaio e fuoco. Passata la mezzanotte, una nuova salva di droni shahed – quelli che ormai conosciamo fin troppo bene – si è abbattuta sulla città portuale ucraina, un hub strategico per le esportazioni di grano nel Mar Nero. Non si trattava di un obiettivo militare preciso, a giudicare dai danni: gli edifici residenziali sono stati squarciati, le macerie hanno inghiottito automobili e balconi, e i soccorritori hanno dovuto lavorare senza sosta per estrarre i sopravvissuti. Il bilancio, purtroppo, non è clemente: si contano tre vittime, e tra queste, in un dramma che si ripete con agghiacciante regolarità, c’è anche un bambino.
L’attacco nel profondo e la risposta ucraina
La rappresaglia di Kiev, se così si può definire la logica ferrea della guerra per attrito, non si è fatta attendere. Anzi, è arrivata quasi in contemporanea, dimostrando una capacità operativa che ormai si spinge a centinaia di chilometri dai confini. Secondo quanto riportato da canali russi su Telegram e ripreso dai media ucraini, i droni delle forze di Kyiv hanno centrato un bersaglio di valore simbolico e strategico: la raffineria Lukoil di Kstovo, nella regione di Novgorod. L’impianto, già preso di mira in passato, dista circa 800 chilometri dalla linea del fronte, ma ciò non lo ha reso immune. Le fiamme hanno avvolto la struttura, interrompendo la lavorazione del greggio che alimenta, tra le altre cose, le divisioni corazzate del Cremlino.
L’escalation sui porti del Mar Nero
L’incursione su Odessa è solo la punta dell’iceberg di una notte di fuoco reciproco. Mentre nel sud dell’Ucraina si piangevano i morti, sul versante opposto del fronte, il governatore della regione russa di Krasnodar, Veniamin Kondratyev, ha dovuto fare i conti con un attacco massiccio a Novorossiysk. Questo porto, il principale hub russo sul Mar Nero, è stato scosso dalle esplosioni: almeno dieci persone sono rimaste ferite, e tra i danni spiccano sei edifici residenziali colpiti, a testimonianza che anche in territorio russo la guerra entra nelle case della gente comune. Il Ministero della Difesa di Mosca, nel suo consueto bollettino, ha rivendicato l’abbattimento di 50 velivoli nemici nel corso della notte, un numero che suggerisce l’intensità delle ostilità.
Danni collaterali e infrastrutture energetiche
A Odessa, il funzionario Serhiy Lysak ha descritto una città ferita: oltre ai roghi e ai vetri in frantumi, i blackout causati dai danni alle infrastrutture energetiche hanno aggiunto ulteriore sofferenza a una popolazione già provata da oltre due anni di conflitto. Le fiamme, divampate in un quartiere della città dopo l’impatto, hanno distrutto alcune auto e avvolto il balcone di un palazzo. È in questo scenario di distruzione reciproca che si consuma l’ennesima notte di guerra, dove la domenica di Pasqua diventa solo un dato sul calendario, privo di qualsiasi significato di tregua.




