Riduzione vaccini obbligatori negli Usa, allarme tra i pediatri italiani

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il governo americano, attraverso i Centers for Disease Control and Prevention, ha formalmente rivisto il calendario vaccinale per l’infanzia, portando a undici, da diciotto, il numero delle immunizzazioni raccomandate per tutti i bambini. La modifica, che ha effetto immediato dopo l’annuncio dello scorso gennaio, segue un’analisi comparata delle pratiche adottate in altre nazioni, comprese alcune europee, ed è stata voluta dall’esecutivo sotto la direzione del Segretario alla Salute. Una scelta che, se da un lato semplifica il percorso sanitario dei più piccoli, dall’altro solleva interrogativi non marginali tra gli esperti di settore, i quali paventano conseguenze concrete sulla salute pubblica.

Le perplessità degli infettivologi

La reazione del mondo scientifico italiano non si è fatta attendere, manifestandosi con toni di netta preoccupazione. Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, ha definito la decisione statunitense come un fatto che “lascia sconcertati”, sottolineando come un simile arretramento nelle politiche di immunizzazione di massa possa aprire la strada al ritorno di patologie infettive che si consideravano ormai debellate o comunque saldamente sotto controllo. Un timore che non nasce da un’astratta valutazione teorica, bensì dall’osservazione epidemiologica di quanto accaduto in passato quando la copertura vaccinale è calata al di sotto di certe soglie critiche.

Il rischio di un passo indietro epocale

L’epidemiologo Pier Luigi Lopalco ha parlato, senza mezzi termini, di un “pessimo segnale” proveniente oltreoceano e di un chiaro “passo indietro” nella lotta alle malattie prevenibili. La revisione, che in termini pratici rende alcune vaccinazioni non più routinarie, sebbene probabilmente rimangano disponibili in contesti specifici, rischia secondo molti di minare decenni di progressi in campo sanitario. Le società scientifiche pediatriche italiane, allineandosi a questo coro di critiche, hanno lanciato un monito circa gli esiti di quello che è stato etichettato come un “rischioso ritorno al passato”, dove il termine rischio non allude a un’eventualità remota ma a un pericolo concreto e calcolabile.

Il focus sulla sicurezza dei bambini

Al centro del dibattito, al di là delle posizioni politiche o delle diverse filosofie di sanità pubblica, rimane la questione fondamentale della sicurezza dei bambini. La riduzione degli obblighi, se da una parte viene presentata come un’ottimizzazione delle risorse e un adeguamento a standard diversi, dall’altra introduce un elemento di variabilità e di potenziale frammentazione nella protezione della fascia più giovane della popolazione. Ciò di cui si discute, in sostanza, non è una mera questione numerica o burocratica, bensì l’impatto reale che una minore adesione ai programmi vaccinali potrebbe avere sull’incidenza di malattie infettive, con tutto il carico di sofferenze e di costi sociali che ne conseguirebbe.

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