L’allarme dei pediatri italiani: otto adolescenti su dieci dormono con il cellulare, a rischio sonno, memoria e rendimento scolastico

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il rapporto tra i più piccoli, ma anche e soprattutto gli adolescenti, e i dispositivi digitali assume ormai i contorni di un’emergenza sanitaria e sociale, se è vero, come denunciato dalla Società Italiana di Pediatria, che l’89% dei ragazzi porta con sé lo smartphone anche a letto, sacrificando ore di sonno prezioso e, con esso, la capacità di memorizzare e apprendere. La Sip, nei giorni scorsi, ha presentato le nuove linee guida e un vodcast dal Titolo ‘Le 6 A – La salute si costruisce da piccoli’, realizzato in collaborazione con l’Adnkronos, per tentare di arginare un fenomeno che la dottoressa Elena Bozzola, coordinatrice della Commissione Dipendenze Digitali, non esita a definire strutturale. I pediatri, sentita l’urgenza di istituire un gruppo di lavoro ad hoc, hanno raccolto e analizzato i dati, giungendo a raccomandazioni precise: i bambini iperconnessi fin dalla prima infanzia, e lo si vede già in età prescolare, pagano un prezzo altissimo in termini di salute, manifestando disturbi del linguaggio, difficoltà relazionali e persino patologie come l’ipertensione e l’obesità, un tempo appannaggio quasi esclusivo dell’età adulta. Non si tratta, come spiegano gli specialisti, di demonizzare la tecnologia, ma di integrarla con attività essenziali come il gioco all’aria aperta e la relazione diretta, in un’ottica di prevenzione che deve vedere i genitori in prima linea, non come semplici spettatori.

Una maratona visiva e cognitiva: i danni neurologici e fisici documentati dalla ricerca

Le conseguenze di un'esposizione prolungata e non regolamentata agli schermi non sono solo comportamentali, ma lasciano un segno tangibile sulla struttura stessa del cervello in via di sviluppo. Le revisioni sistematiche della letteratura condotte dalla Sip, che hanno passato al setaccio oltre seimila e ottocento studi, evidenziano come l'uso intensivo dei device nella fascia d'età pediatrica sia associato a alterazioni della sostanza grigia nelle regioni prefrontali e a una minore connettività interemisferica del calloso, mutamenti questi che, sottolineano i ricercatori, somigliano in modo impressionante a quelli osservati nelle dipendenze da sostanze. Il risultato, sul piano pratico, si traduce in difficoltà di attenzione sostenuta, memoria di lavoro indebolita e una maggiore impulsività. A ciò si aggiungono i danni alla vista, con un aumento esponenziale della miopia che, come spiega Paolo Nucci, ordinario di Oftalmologia all'università di Milano, potrebbe arrivare a interessare la metà della popolazione tra 0 e 19 anni entro il 2050. La differenza, spiega il professore, sta nello sforzo accomodativo: con lo smartphone si lavora a dodici-diciotto centimetri, senza le pause spontanee che invece un libro, tenuto a trenta centimetri, concede; lo scrolling ipnotico e continuo, inoltre, riduce l'ammiccamento e sottopone l'occhio a uno stress paragonabile a una maratona visiva senza interruzione.

Il family plan digitale e l’esempio degli adulti come argine al fenomeno

Di fronte a questo scenario, la risposta della comunità scientifica non si limita alla denuncia, ma si articola in proposte concrete e strutturate, tra le quali spicca il cosiddetto “family plan digitale”. Lungi dall'essere un mero elenco di divieti, si tratta di un patto di corresponsabilità, discusso e condiviso all'interno della famiglia, che stabilisce tempi, luoghi e modalità d'uso dei dispositivi, adattandoli all'età e al grado di maturità del minore. Le regole sono chiare: niente schermi sotto i due anni; utilizzo limitato a un'ora al giorno tra i due e i cinque anni, e comunque sempre con la mediazione attiva di un adulto che spieghi e commenti i contenuti; stop totale all'uso di qualsiasi dispositivo durante i pasti e, soprattutto, nell'ora che precede il sonno, con il divieto assoluto di portare il telefono in camera da letto. Il primo cellulare personale, raccomandano i pediatri, non dovrebbe arrivare prima dei tredici anni, e l'accesso ai social network non prima dei quattordici. Ma il punto cruciale, ribadito con forza dalla dottoressa Bozzola, è che i genitori devono fungere da modelli coerenti: se un adulto ignora il figlio perché distratto dallo smartphone, fenomeno noto come “parental phubbing”, o se utilizza il device a tavola, difficilmente potrà pretendere dal ragazzo un comportamento diverso. Monitorare attivamente il tempo e i contenuti fruiti, evitando di usare lo schermo come premio o ricompensa, sono strategie che si sono dimostrate efficaci nel prevenire l'uso problematico.

L’iniziativa all’avanguardia dell’ospedale di Lucca e le alternative al digitale

Mentre il dibattito si infiamma a livello nazionale, alcune realtà ospedaliere si sono già mosse per tradurre in pratica le indicazioni della Sip, integrando l’attività clinica con percorsi di sensibilizzazione. È il caso della Pediatria dell’ospedale San Luca di Lucca, dove è partito un programma pionieristico che affianca alla cura un vero e proprio supporto alle famiglie per promuovere il benessere digitale dei piccoli pazienti. La dottoressa Vaccaro, che segue il progetto, insiste sull'importanza di incoraggiare un uso della tecnologia che sia rispettoso dei bisogni di salute, proporzionato all'età e, soprattutto, integrato con quelle attività – il gioco libero, lo sport, la relazione faccia a faccia – che costituiscono la linfa vitale per uno sviluppo armonico. Spesso, lamentano le neuropsicologhe, i genitori sono ben consapevoli dei danni che tablet e smartphone possono causare, ma si trovano spiazzati, senza sapere cosa offrire in alternativa ai propri figli per intrattenerli o calmarli. Eppure, le alternative esistono e sono innumerevoli: dai giochi di società ai libri illustrati, dai pastelli per disegnare alle costruzioni, fino alle passeggiate all'aria aperta che, oltre a tenere lontani dai raggi blu degli schermi, favoriscono la socialità e l'attività fisica. Non si tratta, concludono gli esperti, di fare un salto indietro nel tempo, ma di educare le nuove generazioni a un rapporto sano e consapevole con il digitale, dove lo strumento non diventi il fine ma un mezzo, tra i tanti, per crescere.

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