Il prezzo del petrolio si stabilizza, borse europee in lieve salita
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La seduta del 18 marzo 2026 si apre all’insegna di un cauto ottimismo per i mercati azionari del Vecchio continente, i quali, dopo un avvio incerto, riescono a guadagnare terreno, seppur con moderazione. Le principali piazze finanziarie, da Milano a Francoforte, passando per Parigi e Londra, mostrano un recupero che gli analisti tendono a correlare a una duplice lettura del contesto energetico e geopolitico: da un lato, l’iniziale stabilizzazione del prezzo del petrolio, il cui barile Brent viene scambiato attorno ai 102 dollari, in calo dell’1% rispetto alla vigilia; dall’altro, la tregua offerta da un accordo siglato tra il governo centrale iracheno e la regione autonoma del Kurdistan Iracheno, volto a ripristinare i flussi di esportazione del greggio verso il porto turco di Ceyhan, bypassando di fatto lo Stretto di Hormuz, le cui tensioni continuano a destare preoccupazione a livello globale.
La tregua energetica tra Baghdad ed Erbil e i suoi effetti sui listini
Un ruolo determinante nel favorire il clima di distensione, almeno sul fronte delle materie prime, lo gioca quindi l’intesa raggiunta tra le autorità federali irachene e il governo regionale del Kurdistan Iracheno. Questo accordo, che permetterà la ripresa delle esportazioni attraverso l’oleodotto che porta al terminal mediterraneo di Ceyhan, viene interpretato dagli operatori come una boccata d’ossigeno in un panorama altrimenti offuscato dalle ostilità in Medio Oriente. Il premier curdo, Masrour Barzani, ha sottolineato come la decisione di riavviare i flussi sia stata presa “il prima possibile” in considerazione delle “circostanze straordinarie” che il paese e l’intera regione si trovano ad affrontare, ringraziando nel contempo l’amministrazione statunitense per il sostegno fornito nel facilitare il negoziato. L’intesa, che secondo il ministro del Petrolio iracheno Hayan Abdel Ghani prevedeva l’avvio delle operazioni già dalla mattinata di mercoledì 18 marzo, mira a compensare le perdite subite dalle esportazioni meridionali, bloccate a causa della chiusura virtuale dello Stretto di Hormuz, e contribuisce a spiegare il lieve ribasso delle quotazioni del gas, sceso a 50,9 euro al megawattora.
Piazza Affari sospinta da utility e bancari, in luce Unicredit
Nel dettaglio dei singoli listini, Piazza Affari si distingue per una performance che la vede guadagnare oltre mezzo punto percentuale, trainata in particolar modo dai titoli delle utility e del comparto energetico, i quali beneficiano indirettamente del perdurare del caro greggio e delle sue implicazioni sui margini futuri. Acquista slancio anche il settore bancario, con il Titolo Unicredit che registra un rialzo superiore al punto percentuale: a sostenere il corso del gruppo guidato da Andrea Orcel concorrono le dichiarazioni della numero uno di Commerzbank, Bettina Orlopp, la quale, intervenendo alla Morgan Stanley European Conference, ha manifestato la disponibilità del suo istituto a valutare una proposta concreta, qualora questa dovesse mai essere formalizzata. Un’apertura al dialogo, quella della manager tedesca, che rappresenta uno sviluppo significativo in una vicenda che si protrae da mesi, anche se la Orlopp ha tenuto a precisare come l’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit abbia rappresentato una “sorpresa” e che, per avviare qualsiasi discussione, sia necessario qualcosa di “concreto” che vada al di là di una semplice bozza.
Il difficile equilibrio tra inflazione e banche centrali
Sul versante opposto del listino milanese si colloca invece Amplifon, il cui titolo continua a perdere terreno dopo l’annuncio dell’acquisizione della danese GN Hearing, un’operazione da 2,3 miliardi di euro che aveva già penalizzato il titolo nei due giorni precedenti con un calo complessivo del 23%, salvo poi mostrare un lieve recupero nella seduta odierna. Lo scenario complessivo, che vede le Borse europee muoversi in territorio positivo, resta comunque in balia di due variabili di primaria importanza: l’andamento del conflitto in Medio Oriente e le decisioni di politica monetaria delle banche centrali. L’attenzione degli investitori è infatti rivolta alla Federal Reserve, che nella serata comunicherà le sue determinazioni sui tassi di interesse, e alla Banca Centrale Europea, attesa per l’indomani. Il mercato sconta una sostanziale inerzia sui tassi, ma il focus sarà tutto incentrato sulle indicazioni che Powell e Lagarde forniranno in merito all’impatto delle tensioni geopolitiche e del caro-energia sull’inflazione, un fenomeno che, come dimostrano gli attacchi alle infrastrutture petrolifere degli Emirati Arabi Uniti, è tutt’altro che domato.




