Gp Cina, il calvario di Alonso: “Non sentivo più le mani e i piedi, mi sono ritirato”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Prosegue nel modo più complicato possibile l’avvio di campionato per l’Aston Martin, reduce da un weekend cinese da dimenticare, esattamente come era accaduto in Australia, con entrambe le vetture costrette al ritiro. Se Lance Stroll è finito ai box nelle prime fasi della gara di Shanghai a causa di un problema alla batteria, a gettare un'ombra ben più preoccupante sulla tenuta della monoposto è stata l'esperienza vissuta da Fernando Alonso, fermatosi al trentacinquesimo dei cinquantasei giri previsti. Lo spagnolo, due volte campione del mondo, ha dovuto alzare bandiera bianca per un motivo che nulla ha a che vedere con la velocità pura, ma che investe la sua stessa incolumità fisica: le vibrazioni generate dalla power unit Honda avevano raggiunto una tale intensità da fargli perdere letteralmente la sensibilità agli arti.

Il racconto del pilota una volta sceso dalla vettura non lascia spazio a interpretazioni, delineando un quadro di sofferenza ben oltre i normali disagi da abitacolo. Alonso ha spiegato di avere avvertito un peggioramento progressivo, ma inesorabile, della situazione, tanto da iniziare a faticare a percepire le mani sul volante e i piedi sui pedali già dopo una ventina di giri. “Dal ventesimo al trentacinquesimo giro facevo molta fatica a sentire le mani ed i piedi”, ha dichiarato il pilota nella mixed zone al termine della gara, confermando come il problema fosse andato via via acuendosi. La sua decisione di rientrare ai box, infatti, non è stata dettata da un guasto improvviso e inopinabile, ma da una constatazione razionale: non aveva senso continuare a mettere a dura prova il proprio, specialmente considerando che la vettura, doppiata e con gomme ormai usurate, era ormai fuori dalla zona punti.

Una difficoltà fisica che ha superato il limite della sopportazione

Ciò che rende l’episodio particolarmente significativo, al di là del risultato cronachistico, è la natura stessa del malessere accusato da Alonso, il quale ha più volte sottolineato come le oscillazioni trasmesse dalla monoposto durante il gran premio fossero ben più aggressive rispetto a quelle sperimentate nel resto del weekend. Per provare a lenire il fastidio, le telecamere a bordo pista hanno immortalato il momento in cui lo spagnolo ha staccato le mani dal volante in più occasioni, un gesto istintivo volto a cercare un momentaneo sollievo dalla vibrazione incessante, che non proveniva però solo dallo sterzo ma anche dalla pedaliera. Il problema, insomma, non era localizzato, ma investiva l’intera struttura della AMR26, trasformando l'abitacolo in una sorta di piattaforma vibrante ad alta frequenza.

Il team, consapevole della criticità della situazione, aveva già tentato di porre rimedio nel corso del fine settimana adottando delle contromisure che, in parte, avevano funzionato solo in via teorica. Alonso stesso ha rivelato come fossero state messe in atto delle strategie per contenere il fenomeno, intervenendo sulla mappatura della power unit giapponese: si è cercato di ridurre i giri del motore in determinate fasi, un accorgimento che però mal si concilia con le necessità di una corsa vera. “Tutto vibra meno artificialmente - ha spiegato il pilota - ma in gara devi comunque salire di giri quando provi un sorpasso o quando devi ricaricare le batterie”. Un compromesso che, con il passare dei minuti, si è rivelato del tutto inefficace, rendendo la guida non solo scomoda ma potenzialmente rischiosa.

L’allarme di Alonso e la sfida tecnica per Honda

Quanto accaduto sul circuito di Shanghai rappresenta, al momento, l’apice di una tendenza emersa già nei test invernali e mai realmente risolta, nonostante i tentativi operati in Giappone per venire incontro alle esigenze del team di Silverstone. Il fatto che un pilota del calibro e dell’esperienza di Fernando Alonso, abituato a guidare qualsiasi tipo di vettura ai limiti della sopportazione umana, parli di perdita di sensibilità a mani e piedi è un campanello d’allarme che Honda non può ignorare. Il costruttore nipponico, che in questo nuovo corso tecnico fornisce le power unit alla scuderia britannica, si trova ora di fronte a una sfida complessa: non si tratta più solamente di estrarre potenza dal propulsore, ma di garantire che il suo funzionamento non metta a repentaglio l'integrità fisica di chi siede al volante.

Le immagini di Alonso che toglie le mani dal volante, un’immagine piuttosto inusuale per un gran premio di Formula 1, resteranno probabilmente come la sintesi visiva di un inizio di mondiale drammatico per la compagine anglo-canadese. A nulla sono valse, almeno per ora, le modifiche introdotte dopo l’Australia, quando si era lavorato principalmente per evitare che le vibrazioni danneggiassero la batteria. Il problema, a quanto pare, è più radicato e richiederà interventi strutturali ben più complessi di una semplice messa a punto. Alonso, dal canto suo, ha già lanciato un messaggio chiaro ai vertici HRC in vista del prossimo appuntamento di Suzuka, circuito di casa per la Honda, auspicando che ciascuno faccia la propria parte per risolvere la situazione.

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