Liliana Resinovich, l’amico Sterpin: "Visintin non è l’assassino, ma conosce i colpevoli"
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Redazione Interno
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Claudio Sterpin, 86 anni, amico di lunga data di Liliana Resinovich, ha rotto il silenzio in vista dell’incidente probatorio richiesto dalla pm Ilaria Iozzi, che mira a cristallizzare le prove prima del processo. Le sue parole, rilasciate all’Ansa, scuotono l’inchiesta sull’omicidio della 63enne, il cui corpo fu rinvenuto il 5 gennaio 2022 in un boschetto vicino all’ex ospedale psichiatrico di Trieste, quasi tre settimane dopo la scomparsa. Sterpin, con tono fermo, esclude che il marito della vittima, Sebastiano Visintin, sia il killer: «Non credo sia stato lui», afferma, suggerendo invece un delitto premeditato e plurimo.
Visintin, 75enne ex fotografo sotto inchiesta da marzo, risulta irreperibile da quando ha varcato il confine austriaco dopo essere stato formalmente indagato. Sterpin, però, è convinto che l’uomo sappia «benissimo chi è stato» a uccidere Liliana, lasciando intendere che il movente possa nascondersi in dinamiche più complesse di quelle finora emerse. Le dichiarazioni dell’86enne potrebbero riaprire scenari investigativi, anche se gli avvocati di Visintin hanno già espresso «sorpresa» per l’accusa precisa della pm Iozzi, che lo ritiene responsabile di aver «aggredito e soffocato» la moglie.
Sul fronte legale, la difesa si oppone all’incidente probatorio, mentre l’avvocato Nicodemo Gentile, che rappresenta il fratello di Liliana, Sergio Resinovich, mantiene un atteggiamento cauto. «I nuovi elementi sono neutri», ha commentato, evitando di sbilanciarsi su una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica. Intanto, resta senza risposta la domanda chiave: chi ha trascinato il corpo di Liliana nel bosco due o tre ore prima del ritrovamento? Un dettaglio che, se confermato, potrebbe ribaltare le ipotesi finora avanzate.




