Operazione Absolute Resolve, i retroscena: il drone "fantasma" e il nodo del tradimento

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Tra le pieghe dell'operazione Absolute Resolve, che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro e di Cilia Flores, si inserisce con forza la rivelazione sull'impiego di uno strumento tecnologico fino a ieri avvolto nel più stretto riserbo. Si tratta del drone RQ-170 Sentinel, una piattaforma aerea senza pilota il cui utilizzo, confermato da filmati diffusi da un media australiano, aggiunge un tassello significativo alla complessa architettura del blitz statunitense. Il velivolo, che alcuni osservatori avevano già battezzato come la "Bestia di Kandahar" dopo un suo avvistamento nel 2007 nei cieli afghani, sarebbe stato visto rientrare a Porto Rico al termine delle operazioni, fornendo una tangibile prova del suo coinvolgimento in una missione che l'amministrazione Trump ha voluto e pianificato nei minimi dettagli.

La pianificazione del Pentagono e lo scenario di pressione

La missione, stando a quanto trapelato, non può essere considerata un'azione estemporanea o dettata dall'emergenza. Al contrario, essa affonda le sue radici in una richiesta precisa al Pentagono, che fu incaricato di predisporre un dispositivo militare credibile e di ampia portata, il cui scopo primario non era necessariamente l'assalto immediato ma la creazione di una robusta deterrenza attraverso la dimostrazione di forza. Il Comando Sud degli Stati Uniti elaborò pertanto un piano che contemplava inizialmente uno scenario da operazione maggiore, una mobilitazione imponente concepita per esercitare una pressione strategica inestimabile, per poi concretizzarsi in un intervento finale rapido e chirurgico, i cui tempi sono stati ridotti all'osso per massimizzare l'effetto sorpresa e minimizzare qualsiasi possibilità di reazione.

Il ruolo ambiguo della lotta al narcotraffico

La giustificazione ufficiale dell'operazione, incentrata sulla lotta al traffico internazionale di droga e sulla protezione dei cittadini americani, rappresenta secondo le analisi solo una parte, e forse non la più sostanziale, del mosaico di motivazioni che hanno spinto Washington ad agire. Molti analisti intravedono, al di là della retorica sulla sicurezza, obiettivi di natura geopolitica ed economica di più ampio respiro, tra i quali spicca l'interesse per le ingenti risorse petrolifere del Paese sudamericano. L'azione, in questo quadro, assume il valore di un monito indirizzato all'intera regione latinoamericana, un segnale volto a chiarire le conseguenze per quei governi che scelgono posizioni apertamente ostili agli interessi statunitensi.

L'ombra del tradimento e il metodo della Cia

Accanto all'impiego di tecnologie d'avanguardia come il drone stealth, un altro elemento cruciale che emerge dalle ricostruzioni è il presunto ricorso a metodi di intelligence tradizionali, ma non per questo meno efficaci. Fonti giornalistiche parlano infatti del ruolo decisivo svolto da un infiltrato, una figura che avrebbe operato nell'ombra per conto della Cia, facilitando le fasi cruciali dell'operazione. Questo dettaglio, unito alla sofisticatezza tecnologica dispiegata, delinea i contorni di un'azione ibrida, dove l'alta tecnologia si combina con le pratiche più antiche dello spionaggio, in un intreccio che ha reso possibile lo svolgimento di un blitz la cui complessità è stata finora solo parzialmente svelata.

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