La joint venture che non decollò: Sony e Honda chiudono il progetto Afeela
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Redazione Economia
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Il matrimonio tra l’elettronica giapponese e la meccanica nipponica, quello che doveva rappresentare il futuro della mobilità connessa, si è concluso con un divorzio annunciato prima ancora che si celebrassero le nozze. Sony Honda Mobility (Shm), la joint venture nata nel 2022 con l’ambizione di creare l’auto come “salotto digitale”, ha interrotto lo sviluppo e la commercializzazione della berlina Afeela 1 e del successivo SUV, gettando la spugna a pochi mesi dalla consegna prevista per la fine del 2026. La scelta, formalizzata il 25 marzo, arriva dopo che la casa madre Honda aveva già di fatto fatto saltare il banco: il 12 marzo, la casa automobilistica giapponese aveva annunciato la cancellazione di tre modelli elettrici destinati al Nord America (Honda 0 SUV, Honda 0 Saloon e Acura RSX), un ripensamento strategico dettato da un contesto di mercato che, con l’arrivo della nuova amministrazione Trump alla Casa Bianca, ha visto un rallentamento degli incentivi e una frenata nella domanda di auto a batteria.
Una scommessa tecnologica finita nel vicolo cieco
Il progetto Afeela era stato concepito come un esperimento avanguardistico: da una parte la potenza industriale e l’esperienza nella mobilità di Honda, dall’altra il know-how di Sony nel software, nell’intrattenimento e nella sensoristica (quella che aveva fatto la fortuna dei sensori per le reflex e per le console). L’idea, presentata con grande sfarzo al Ces di Las Vegas ormai tre anni fa, era quella di ridefinire il rapporto tra il conducente e l’abitacolo, trasformando la vettura in un ambiente immersivo e costantemente connesso. Per un certo periodo, il progetto sembrava procedere spedito: nel 2025 era stata avviata la pre-produzione del primo modello, con prezzi che partivano da 89.900 dollari per la versione Origin e salivano fino a sfiorare i 103mila per la Signature, mentre le aspettative erano quelle di arrivare a una produzione annua di 10 mila unità entro il 2030. Tuttavia, la revisione dei piani di Honda, che ha deciso di concentrare le risorse sui modelli ibridi per arginare le perdite e recuperare competitività, ha reso indisponibili alcune tecnologie e asset fondamentali che la casa automobilistica avrebbe dovuto mettere a disposizione della joint venture sin dall’inizio.
Il peso di una crisi senza precedenti
A determinare il dietrofront non è stato solo un calo di entusiasmo, ma una vera e propria tempesta perfetta nei conti di Honda. L’azienda ha dichiarato di aspettarsi perdite operative per l’anno fiscale in corso (che si chiude a marzo 2026) comprese tra 270 e 570 miliardi di yen, con un conseguente rosso netto che potrebbe toccare i 690 miliardi di yen. Si tratta, per la precisione, della prima volta dal 1957 che il colosso giapponese si trova a dover comunicare un risultato così pesante, un colpo durissimo dovuto principalmente alla svalutazione degli asset legati all’elettrificazione e alla debolezza delle vendite, in particolare nel mercato cinese dove la concorrenza dei costruttori locali (specializzati nei software-defined vehicle) ha eroso fette di mercato importanti. Le difficoltà economiche hanno imposto una drastica riduzione degli obiettivi: il target di vendita di auto elettriche per il 2030 è stato abbassato da 200 mila a circa 70 mila unità, mentre la priorità è diventata quella di rafforzare la linea dei modelli ibridi, più redditizi e meno sensibili alle fluttuazioni delle politiche ambientali statunitensi.
Il destino dei depositi e il futuro della joint venture
Con l’annuncio della chiusura, la Sony Honda Mobility ha comunicato che tutti i clienti che avevano versato un deposito per assicurarsi la Afeela 1, in particolare quelli della California dove era previsto l’inizio delle vendite, riceveranno un rimborso completo. Per Honda, l’impatto finanziario della cessazione del progetto Afeela si inserisce in un piano di ristrutturazione più ampio che prevede anche il rientro parziale degli stipendi dei vertici aziendali e una riconversione degli stabilimenti produttivi, in particolare quello in Ohio realizzato in joint venture con Lg Energy Solution, che da fabbrica per batterie per auto elettriche si sta trasformando in un impianto per la produzione di batterie per sistemi di accumulo (Ess) e per vetture ibride. Sony, dal canto suo, ha fatto sapere che la chiusura del progetto non avrà un impatto sostanziale sulle proprie finanze grazie al modello di business “leggero” adottato nella joint venture, limitandosi a prendere atto di come le condizioni poste alla base della collaborazione siano venute meno a causa del cambio di rotta del partner industriale. Se l’alleanza abbia ancora un futuro o si esaurisca definitivamente con la chiusura di Afeela, è una partita che resta in sospeso, mentre lo scenario globale dell’auto elettrica subisce una brusca frenata sotto il peso delle incertezze geopolitiche e industriali.




