Pogacar, il genio che scrive la storia: tra Giro e Tour, l'ossessione per la corsa
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Redazione Sport
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Tadej Pogacar, con la sua firma indelebile su quattro Tour de France in sei anni, sta definendo in queste settimane il programma di una stagione che promette di essere, come ormai da consuetudine, monumentale. Lo sloveno, un talento precoce che a soli 27 anni ha già conquistato quasi tutto ciò che il ciclismo professionistico può offrire, non accenna a ridurre l’intensità del suo approccio, lavorando con una dedizione che è divenuta proverbiale. La sua agenda, sebbene non sia ancora ufficiale in ogni dettaglio, ruota attorno ai grandi obiettivi che da sempre ne plasmano l’annata, in un continuo tentativo di superare quei limiti che lui stesso, di corsa in corsa, ha contribuito a spostare sempre più in là.
Una crisi che ha rivelato il campione
La parabola di Pogacar, però, non è composta solo di trionfi sfolgoranti e di record polverizzati; essa trova, forse, la sua essenza più pura proprio in un momento di profonda difficoltà. Come ricordato dal manager della sua squadra, la diciassettesima tappa del Tour de France 2023, quella con l’arrivo a Courchevel dopo l’asperrimo Col de la Loze, rappresentò una prova di sofferenza estrema. In quella circostanza, dove la maggior parte degli atleti avrebbe probabilmente alzato bandiera bianca, il corridore sloveno ha invece dato una dimostrazione di carattere e resilienza che va ben oltre la mera prestazione sportiva, trasformando una crisi apparentemente insormontabile in un esempio di tenacia, tanto da far definire quella giornata, paradossalmente, come una delle più significative della sua carriera.
Un talento innato e senza pose
Il paragone proposto dal suo dirigente, che lo accosta a una figura come Roger Federer, non è casuale e coglie un aspetto fondamentale del suo essere atleta: la grandezza di Pogacar, infatti, non necessita di pose o atteggiamenti artefatti per essere manifesta, poiché emerge in modo naturale dalla purezza del gesto atletico e dall’efficacia dei risultati. Dalla Slovenia alla cima del mondo, il suo percorso è stato una progressione costante, segnata da numeri che riscrivono la storia della disciplina, con oltre cento vittorie, dieci Classiche Monumento e due titoli mondiali, per citarne solo alcuni. Si tratta di un palmarès sterminato, che testimonia una versatilità pressoché unica, capace di eccellere nelle corse a tappe più impegnative così come nelle classiche del pavé o delle Ardenne.
L'amore per la bicicletta come motore
Ciò che alimenta questa macchina da record, al di là della preparazione fisica impeccabile e di uno staff tecnico di prim’ordine, è un sentimento genuino e mai sopito per la bicicletta. Lo stesso Pogacar ha recentemente avuto modo di ribadire, in una conversazione dedicata, come il suo amore per questo sport sia nato con le prime pedalate e non lo abbia mai abbandonato, nemmeno nelle fasi meno brillanti di una gara, quando la fatica prende il sopravvento. È questa passione, semplice e radicale, a spingerlo a non fermarsi mai, a cercare sempre nuovi stimoli, come potrebbero essere le sfide alla Milano-Sanremo o alla Parigi-Roubaix, gare che accendono la sua fantasia e nelle quali, dichiara, “ci sarà da divertirsi”. Un approccio che mescola la ferrea determinazione del campione con lo spirito gioioso di chi corre per il puro piacere di farlo.




