Gattuso, la vittoria amara in Moldavia e le dure parole per i tifosi contestatori
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Redazione Sport
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Nonostante il successo per due reti a zero maturato sul campo della Moldavia, che porta a diciotto il bottino di punti in classifica, il commissario tecnico dell’Italia Gennaro Gattuso ha mostrato un volto insolito, amareggiato e profondamente irritato, durante la conferenza stampa successiva alla partita. L’allenatore, il quale ha voluto rimarcare come la squadra abbia ottenuto il risultato utile nonostante un turnover significativo nell’undici di partenza, ha infatti scelto di affrontare con toni durissimi il tema delle contestazioni giunte da una parte del pubblico italiano presente a Chisinau. “Chi ha giocato meno oggi ha preso minutaggio”, ha premesso Gattuso, volendo sottolineare la positività di un’operazione che ha permesso a diversi elementi di mettersi in luce, ma è stato il risentimento per i cori ostili a monopolizzare il suo intervento.
Il fuoco della polemica
La soddisfazione per una vittoria, seppur non brillante, conquistata lontano da casa e con una formazione ampiamente rimaneggiata, è stata infatti offuscata, ai suoi occhi, da quanto accaduto nelle tribune. “Sentire ‘andate a lavorare’, ste cose qua, non è piaciuto”, ha dichiarato con la schiettezza che lo caratterizza, lasciando trasparire un disappunto che va ben oltre la semplice delusione sportiva. Gattuso ha definito l’accaduto “una vergogna”, un termine forte e inequivocabile che racchiude tutta la sua insofferenza verso un atteggiamento che considera ingiusto e profondamente sbagliato, soprattutto alla luce del percorso della squadra.
Le ragioni di un malessere
Le sue parole, rilasciate ai microfoni della Rai, hanno delineato una posizione netta, quella di un tecnico che si fa scudo attorno ai propri giocatori e che non intende accettare critiche percepite come gratuite e demotivanti. “Non accetto i tifosi che sono venuti a contestare”, ha affermato senza mezzi termini, evidenziando una frattura tra il campo e una fetta della curva in un momento in cui, numericamente, la situazione di gruppo apparirebbe sotto controllo. Quel che è chiaro, ascoltandolo, è che per lui il risultato, in casi come questi, non è l’unico parametro di giudizio; conta anche la percezione del lavoro svolto e il rispetto per l’impegno profuso, elementi che sente essere stati vilipesi.
Uno sguardo più ampio
Oltre alla questione specifica dei cori, il ct azzurro ha lasciato intendere un certo fastidio anche per le dinamiche che regolano il percorso di qualificazione mondiale, sebbene senza scendere nel dettaglio tecnico delle sue lamentele. Ha parlato di un regolamento per il quale “non bastano sei vittorie consecutive” per approdare alla fase finale, inserendo così un ulteriore tassello di riflessione in un discorso già di per sé carico di tensione. L’analisi della partita, con un’Italia che “ha giocato” e che ha limitato le occasioni avversarie, passa così in secondo piano, sopraffatta da un risentimento che tocca corde ben più profonde del semplice esito di una partita di qualificazione.




