Peste endemica nel mondo: quali sono i Paesi dove il batterio circola ancora
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
La peste non è una malattia relegata ai libri di storia. Il batterio Yersinia pestis, responsabile di pandemie che hanno segnato intere epoche, continua a circolare in diverse aree del pianeta, mantenendosi in cicli naturali che coinvolgono roditori selvatici e le loro pulci. A riportare l'attenzione sull'argomento è stato l'ultimo bollettino dell'Organizzazione mondiale della sanità, diffuso lo scorso 29 settembre, che tra il 2019 e il 2025 ha registrato in 10 Paesi 3.847 casi sospetti e 423 decessi, con un tasso di mortalità dell'11%.
I principali focolai in Africa
La maggior parte dei contagi si concentra nel continente africano. La Repubblica Democratica del Congo e il Madagascar, in particolare, rappresentano insieme il 97,7% dei casi confermati a livello globale. Nella provincia congolese dell'Ituri, la peste è considerata altamente endemica e rappresenta il più grande focolaio mondiale, con rischi ricorrenti di diffusione epidemica regionale.
Nella zona sanitaria di Rethy, sempre in Ituri, nell'aprile 2025 sono stati censiti 24 casi tra forma bubbonica e polmonare, con il decesso di una tredicenne avvenuto per mancata presa in carico precoce.
In Madagascar, la malattia è endemica sugli altopiani rurali, dove ogni anno si registrano centinaia di casi, con un picco stagionale che va generalmente da ottobre a marzo. L'Institut Pasteur ha documentato che durante la stagione umida, pur diminuendo la popolazione di ratti, aumenta la densità delle pulci sui roditori rimasti, con un conseguente innalzamento del rischio di trasmissione all'uomo.
Nel 2025, un'epidemia di peste polmonare nella città portuale di Tamatave ha richiesto l'intervento di Medici Senza Frontiere, con 261 casi e 10 decessi registrati dall'inizio del focolaio.
La situazione nelle Americhe
Negli Stati Uniti la peste è presente in forma sporadica nelle aree rurali dell'ovest. I Centers for Disease Control and Prevention segnalano una media di sette casi umani all'anno, con la maggior parte delle infezioni acquisite nel nord del New Mexico, nel nord dell'Arizona e nel Colorado meridionale, oltre che in California, Oregon meridionale e Nevada occidentale. Oltre l'80% dei casi statunitensi ha assunto la forma bubbonica.
La peste fu introdotta nel Paese nel 1900 attraverso navi provenienti da aree colpite, e l'ultima epidemia urbana risale a Los Angeles tra il 1924 e il 1925, prima che la malattia si radicasse nei roditori selvatici.
In Sud America, il Perù registra focolai ricorrenti da decenni. Nel periodo compreso tra il 2000 e il 2022 sono stati notificati 268 casi con 16 decessi, con una letalità del 6%. La maggior parte dei contagi si è concentrata nel dipartimento di Cajamarca, seguito da La Libertad e Lambayeque. Nel 2010, un focolaio di peste polmonare con quattro casi, due dei quali contratti da personale sanitario per via intraospedaliera, ha evidenziato il rischio di complicanze e di diffusione nosocomiale della malattia.
Altre aree di circolazione e il caso siberiano
Casi sono stati segnalati anche in Kenya, Uganda, Cina e Mongolia. La peste è causata dal batterio Yersinia pestis, che circola tra piccoli mammiferi e pulci, e si manifesta in tre forme principali: bubbonica, setticemica e polmonare. Quest'ultima è la più pericolosa per la trasmissione interumana, poiché il batterio può diffondersi attraverso le particelle respiratorie.
L'allarme più recente è scattato in Siberia, a Irkutsk, dove una ricercatrice di 28 anni dell'Irkutsk Anti-Plague Research Institute è deceduta il 2 ottobre 2025 dopo una grave polmonite. La donna potrebbe essere stata esposta al batterio in seguito alla rottura accidentale di una provetta contenente materiale infetto. Oltre 200 contatti sono stati posti in quarantena e il Kirghizistan, il Kazakistan, il Tagikistan e l'Uzbekistan hanno rafforzato i controlli sanitari alle frontiere.
L'Organizzazione mondiale della sanità ha valutato il rischio come "moderato a basso" per la regione di Irkutsk, "basso" per l'intera Federazione Russa e "molto basso" per la regione europea. Le autorità sanitarie russe hanno sostenuto che la donna era vaccinata e che non è stata constatata alcuna situazione di emergenza legata alla manipolazione di microrganismi patogeni.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
