L’escalation in Medio Oriente: missili su Tel Aviv e l’ombra della guerra totale
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Redazione Esteri
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L’ennesima notte di fuoco ha stretto d’assedio Tel Aviv, con una pioggia di missili lanciati dall’Iran che ha messo a dura prova il sistema di difesa israeliano. Un video, diventato rapidamente virale, ha immortalato l’attimo esatto in cui un ordigno, ormai prossimo all’impatto, è stato intercettato in extremis dalle batterie dello scudo missilistico Iron Dome, in un fotofinish che ha evitato una strage certa. Non tutta la popolazione, però, è uscita indenne da questa ondata di attacchi. Fonti mediche israeliane hanno confermato il decesso di due persone nella municipalità di Ramat Gan, una città immediatamente a sud di Tel Aviv colpita dai detriti di un missile intercettato, mentre altre quattro sarebbero rimaste ferite. L’attacco, rivendicato da Teheran come risposta alle operazioni militari israeliane, ha provocato danni anche alle infrastrutture civili, con la sospensione dei servizi ferroviari centrali a causa delle schegge che hanno impattato sui binari della stazione di Savidor, uno snodo cruciale per il trasporto pubblico del paese. È in questo clima di tensione altissima che l’esercito israeliano ha dichiarato di aver eliminato il ministro dell’Intelligence iraniano, Esmail Khatib, un’operazione mirata che rientra in una chiara strategia di decapitazione dei vertici nemici, autorizzata direttamente dal primo ministro Benjamin Netanyahu e dal ministro della Difesa Israel Katz, con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare qualsiasi figura di spicco della Repubblica Islamica.
La risposta di Teheran e la crisi energetica nel Golfo
La reazione della guida suprema iraniana non si è fatta attendere, estendendo il conflitto anche alle infrastrutture energetiche, un fronte che fino a ieri era stato sostanzialmente risparmiato. In un’escalation che preoccupa i mercati globali, Israele, con il tacito assenso degli Stati Uniti, ha colpito il giacimento di South Pars, il più grande giacimento di gas naturale al mondo, gestito in compartecipazione con il Qatar. Un’azione che il delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha definito come un atto di “guerra economica”, promettendo rappresaglie durissime. La risposta è stata immediata e ha preso di mira non solo lo stato ebraico, ma anche gli alleati regionali. Una seconda ondata di esplosioni è stata udita nella capitale saudita Riyadh, dopo che le autorità locali avevano riferito di aver intercettato quattro missili balistici diretti verso la città. I testimoni hanno raccontato di un’enorme palla di fuoco levarsi all’orizzonte in direzione degli impianti della Saudi Aramco, il colosso petrolifero nazionale, un’immagine che evoca scenari di guerra già visti in passato e che fa tremare le monarchie del Golfo. Nel frattempo, Teheran ha minacciato di colpire le infrastrutture energetiche di tutti i paesi coinvolti nell’offensiva, con l’obiettivo dichiarato di “bruciare e ridurre in cenere” gli impianti di chi ha osato attaccare le proprie risorse.
La fronda interna all’amministrazione Trump: le dimissioni di Joe Kent
Mentre il conflitto infiamma il Medio Oriente, crepe significative si aprono all’interno dello stesso governo statunitense. Il direttore del National Counterterrorism Center, Joe Kent, ha rassegnato le dimissioni con una lettera pubblica indirizzata al presidente Donald Trump, nella quale spiega di non poter più, “in coscienza”, sostenere lo sforzo bellico in Iran. Kent, un ex Berretto Verde ed ex analista della CIA, ha motivato la sua scelta sostenendo che la Repubblica Islamica non rappresentasse una minaccia imminente per la sicurezza nazionale americana e che la guerra sia stata iniziata principalmente a causa delle pressioni esercitate da Israele e dalla sua influente lobby negli Stati Uniti. Una posizione, la sua, che rompe l’usuale disciplina dell’amministrazione e riaccende il dibattito interno al Partito Repubblicano tra i falchi dell’interventismo e l’anima isolazionista, storicamente incarnata dallo stesso Trump. Il presidente, interpellato dai giornalisti nello Studio Ovale, non ha usato mezzi termini per rispondere al suo ormai ex funzionario, liquidandolo come un uomo “debole in materia di sicurezza” e aggiungendo che chi non ritiene l’Iran una minaccia “non è una persona intelligente”. Una frattura, questa, che arriva in un momento delicatissimo, mentre il segretario alla Difesa, Marco Rubio, cerca di coordinare gli alleati e la Casa Bianca deve gestire l’impennata dei prezzi del petrolio, schizzati oltre i 115 dollari al barile a causa della chiusura virtuale dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita un quinto del greggio mondiale.
Cronache italiane: dalla Biennale in fiamme alla tragedia di Reggio Calabria
Dalla cronaca internazionale a quella nazionale, il 18 marzo è stato un giorno segnato da episodi di cronaca nera e accadimenti inaspettati. A Venezia, una densa colonna di fumo nero ha squarciato il cielo della laguna intorno alle dieci del mattino: un incendio è divampato dalla copertura del Padiglione Serbia, situato all’interno dei Giardini della Biennale. Il rogo, alimentato dalle forti raffiche di vento che spiravano sulla città, ha reso complessa l’opera di spegnimento dei vigili del fuoco, costretti a intervenire più volte per domare le fiamme che si riaccendevano sui materiali della copertura. Fortunatamente, l’incendio non ha coinvolto le opere esposte né si è esteso alle strutture adiacenti, limitando i danni alla sola parte esterna dell’edificio, ma l’accaduto ha inevitabilmente attirato l’attenzione dei media in una settimana cruciale per il mondo dell’arte. A Reggio Calabria, invece, la notizia è quella di una tragedia della strada che ha spezzato la vita di una giovane turista finlandese di 29 anni. La ragazza è stata travolta e uccisa intorno alle tre di notte in viale Calabria da un’auto il cui conducente non si è fermato a prestare soccorso, dandosi immediatamente alla fuga. Gli agenti della polizia locale stanno ora visionando le telecamere di sorveglianza della zona per risalire alla targa del mezzo e identificare il pirata della strada, mentre il sostituto procuratore di turno ha già aperto un fascicolo per omicidio stradale. Sul fronte sportivo, intanto, si chiude con una sconfitta l’avventura europea dell’Atalanta, travolta a Monaco dal Bayern con un netto 4-1 che, sommato al 6-1 dell’andata, sancisce un pesantissimo 10-2 complessivo.
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