Leao: “Pubalgia e fuori posizione, un’annata logorante”. E sul futuro spinge per Premier o Liga
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Redazione Sport
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Dal ritiro della Nazionale portoghese, Rafael Leao ha scelto di usare una ribalta internazionale per ribadire – con una franchezza che sa ormai di ultimatum – la sua volontà di chiudere l’esperienza al Milan dopo sette stagioni. Intervistato da Sport Tv, l’attaccante classe 1999 non ha solo confermato la voglia di cercare nuovi stimoli altrove, ma ha anche ricostruito i retroscena di un rapporto che pare giunto al capolinea, a cominciare da un’annata fisicamente e tatticamente logorante sotto la gestione di Massimiliano Allegri.
La sua analisi, puntuale e priva di filtri, restituisce l’immagine di un giocatore che si è sentito limitato da un sistema di gioco ritenuto non cucito addosso alle sue caratteristiche, oltre che penalizzato da un problema fisico, la pubalgia, trascinato per mesi senza trovare soluzioni.
La stagione del malcontento: infortunio e ruolo inadeguato
«Ho giocato infortunato per quattro o cinque mesi con una pubalgia, e in una posizione che non è la mia». La frase che Leao ha ripetuto in più passaggi dell’intervista, e che i giornali italiani hanno rilanciato come una sorta di atto d’accusa verso il suo ex allenatore, suona come la chiave per interpretare un campionato chiuso al quinto posto e con la Champions League svanita all’ultima giornata.
L’esterno offensivo, di fatto, racconta di un logoramento progressivo: schierato spesso come seconda punta o falso nove in un sistema che non ne esaltava l’imprevedibilità sulla fascia, il portoghese sostiene di non essere stato messo nelle condizioni migliori per incidere. «Sentivo di poter fare la differenza – ha spiegato – ma il modo in cui giocava la squadra non mi permetteva di riuscirci. Alla fine è diventato logorante».
Una condizione fisica precaria, insomma, si è sommata a una collocazione tattica ritenuta inadeguata per un talento abituato a partire da sinistra e ad avere più tempo per scegliere se puntare l’uomo o crossare.
Il retroscena Maldini e il corteggiamento dell’Inter nel 2019
La stessa intervista ha riportato alla luce un retroscena che riguarda l’approdo di Leao in Italia, allora ventenne. «Nel 2019 l’Inter mi aveva cercato per primo – ha rivelato – ma io volevo restare al Lille ancora un anno». A spostare gli equilibri fu una telefonata che il calciatore definisce ancora decisiva: «Qualche ora dopo mi passarono il telefono, e dall’altra parte c’era Paolo Maldini. Non potevo dirgli di no». L’energia trasmessa dall’allora dirigente rossonero lo convinse ad accettare il trasferimento.
Quel Milan, oggi, lo rivendica per 291 presenze complessive e 80 reti, numeri importanti che non hanno però impedito al rapporto di logorarsi progressivamente, fino all’attuale fase di rottura consumata tra dichiarazioni pubbliche e silenzi societari.
Premier o Liga: il richiamo di due campionati “più adatti”
Se il bilancio sportivo è segnato dalla delusione per l’eliminazione dalla massima competizione europea, lo sguardo di Leao è ormai proiettato altrove. «Ho bisogno di una nuova sfida – ha scandito –. Ho già vinto due trofei in Italia e sono stato qui per un po’. La Serie A si sta evolvendo, ma per il mio calcio la Premier League o la Liga valorizzerebbero molto di più il mio talento». Il riferimento al campionato inglese, in particolare, è stato ripetuto con enfasi: «Se arrivasse l’opportunità di giocare in Premier, sarei molto contento.
Lì potrei confrontare il mio talento con giocatori di livello altissimo, e un campionato così valorizza il calciatore». Parole che suonano come un vero e proprio pressing nei confronti del Milan, chiamato a gestire una cessione che – a meno di clamorosi ripensamenti – appare ormai inevitabile nell’estate del 2026.
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