Timothée Chalamet è il perfetto sconosciuto Bob Dylan
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Cosa pensava e cosa pensi oggi, cosa sia stato e voglia essere Bob Dylan artisticamente e umanamente non lo scoprirete certo andando a vedere A Complete Unknown. Dylan, come risuona un verso di Like a Rolling Stone, rimane, anche dopo il film di James Mangold, “un perfetto sconosciuto”. Inafferrabile, schivo, di pochissime parole, auto oscurato dietro quei Rayban ottundenti, Dylan è l’artista che non vuole farsi etichettare in maniera identica per tutta la vita, che vuole seguire la strada musicale che gli pare, che come gli dice Johnny Cash – nel film – “continua a suonare contro i poteri forti”.
A Complete Unknown, la recensione del film con Timothée Chalamet sulla vita di Bob Dylan, è una vera chicca piena di goduria per qualsiasi appassionato di Bob Dylan e qualcosa di indecifrabile e strano per qualunque altro spettatore. A Complete Unknown è un film biografico molto classico, girato con tutte le convenzioni hollywoodiane, per raccontare un personaggio la cui vita (specialmente nel periodo narrato) non rispetta nessuna di quelle convenzioni. Bob Dylan, dall’arrivo al Greenwich Village nel 1961 fino al 1965 e alla famosa svolta elettrica, non ha avuto il percorso di ascesa, caduta e rinascita che troviamo in quasi ogni biografia raccontata.
Siamo nel 1973. Sam Peckinpah gira Pat Garrett e Billy Kid, con James Coburn e Kris Kristofferson. Bob Dylan nel film (oltre a cantare Knockin’ on Heaven’s Door) interpreta Alias, un giovane che si confronta con la leggenda. “Chi sei?”, gli domanda Pat Garrett, “Questa è una bella domanda”, risponde Alias. È qui nasce il vero dilemma: chi è Bob Dylan? Lui sostiene: “Sono Bob Dylan soltanto quando devo esserlo, il resto del tempo sono me stesso”.
Timothée Chalamet recita, canta, suona, si “scazza” e si impunta il giusto, e alla fine i panni di Bob Dylan li veste bene.




