Roma, la svolta di Campidoglio su Ztl e strisce blu: mille euro per le elettriche, le ibride mild perdono la sosta gratis

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Giunta Gualtieri si appresta a riscrivere le regole della mobilità capitolina intervenendo proprio su quei benefici di cui, fino a ieri, godevano i veicoli a basso impatto ambientale; un intervento, quello firmato dall’assessore Eugenio Patanè, che si articola su due fronti distinti e che, di fatto, capovolge il paradigma dell’incentivazione indiscriminata -1-10.

Per quanto riguarda l’accesso al perimetro Unesco del centro storico, la novità più rilevante – e destinata certamente ad alimentare il dibattito – concerne la tariffa annuale per i non residenti in possesso di un’auto completamente elettrica. Se finora la registrazione gratuita era pressoché un atto dovuto, una semplice formalità burocratica per varcare i varchi elettronici, da giugno, salvo modifiche dell’ultima ora in Giunta, per entrare nell’area a traffico limitato occorrerà mettere mano al portafogli. L’assessore ha quantificato l’onere in mille euro: la metà esatta dei duemila euro previsti per i veicoli endotermici che ottengono il cosiddetto Permesso X, ma pur sempre un costo secco che, nei fatti, azzera il privilegio di cui le Bev hanno goduto negli ultimi anni -1-10. Patanè, interpellato dal Corriere, è stato netto nel respingere le accuse di chi intravede in questa mossa un passo indietro sulla transizione ecologica; il problema, ha spiegato, non è oggi l’inquinamento – inesistente a motore spento – bensì la congestione fisica degli spazi. I numeri, d’altronde, parlano chiaro: le immatricolazioni di auto a batteria nella Capitale sono schizzate da ventun mila unità del 2021 a settantacinquemila del 2025, con un balzo del trecento per cento che ha saturato ogni varco e ogni strada disponibile -1-10.

Il nodo giuridico e la scelta della leva economica

La mossa del Campidoglio, va detto, si inserisce in un quadro normativo assai più intricato di quanto appaia. Il Codice della Strada, all’articolo 7 comma 9-bis, stabilisce infatti che i comuni debbano «in ogni caso» consentire l’accesso libero alle Ztl ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida, una prescrizione che diverse amministrazioni, Roma in primis, hanno di fatto disatteso attraverso ordinanze locali -5-8. Negli ultimi anni i giudici di pace hanno sistematicamente dato ragione agli automobilisti – come dimostrano i ricorsi vinti dall’avvocata Giulia Spadazzi e da altri legali – annullando le multe elevate ai conducenti di ibride che entravano in centro senza permesso; il principio gerarchico delle fonti, in aula, ha sempre prevalso, rendendo palesemente illegittime le restrizioni comunali -5-8.

L’amministrazione capitolina, oggi, aggira elegantemente l’ostacolo giuridico: non si vieta l’accesso, lo si rende semplicemente oneroso. La gratuità non è un diritto imprescindibile, sostengono dalle parti di via Petroselli, e fissare un prezzo per un servizio – quale è la concessione di uno spazio pubblico scarsissimo – è facoltà discrezionale dell’ente locale. Una soluzione che evita il conflitto diretto con la legge nazionale ma che, oggettivamente, rappresenta un cambio di passo secco nella politica tariffaria della città.

Il paradosso delle ibride e la sosta sulle strisce blu

Il secondo pilastro della riforma, altrettanto so nelle conseguenze pratiche, riguarda la sosta tariffata e colpisce una platea di automobilisti ben più vasta. Le auto ibride plug-in e le full hybrid conserveranno l’esenzione dal ticket sulle strisce blu, così come le Bev continueranno a parcheggiare senza pagare; a perdere il beneficio saranno invece le mild hybrid, ovvero quei veicoli dotati di un piccolo motore elettrico ausiliario che non consente mai la marcia in modalità a zero emissioni -10. Una distinzione tecnica, quella tra ibrido leggero e ibrido tradizionale, che rischia però di suonare come un inganno per i molti automobilisti che – magari consigliati dal concessionario – avevano scelto una vettura con la doppia alimentazione proprio per risparmiare sui parcheggi -10.

Anche in questo caso la motivazione addotta dall’assessore è di tipo quantitativo: dal 2021 al 2025 le ibride sono lievitate da duecentosessantacinquemila a quasi due milioni e novecentomila unità, e il sessantacinque per cento di questa mole è composto esattamente da mild hybrid, veicoli che nelle condizioni del traffico urbiano – spiega Patanè – marciano quasi sempre a benzina, contribuendo alla congestione e, marginalmente, anche alle emissioni -1. Da qui la scelta di stralciarle dal novero delle auto ecologiche ai fini della sosta, seppur mantenendo loro la possibilità di circolare in Ztl pagando tariffe ridotte o – in attesa di ulteriori sentenze – approfittando del vuoto normativo.

L’obiettivo dichiarato: ridurre i permessi da 75 a 25 mila

Il piano dell’assessore, lungi dall’essere una semplice manovra di bilancio, ambisce a un traguardo preciso e ambizioso: ridurre il numero di permessi Ztl attivi per il centro storico dagli attuali settantacinquemila a soli venticinquemila -1. Una contrazione drastica, pari a due terzi del totale, che verrebbe ottenuta proprio scoraggiando l’accesso dei non residenti attraverso il nuovo ticket annuale. I venticinque milioni di euro che si prevede di incassare – frutto del calcolo matematico tra i mille euro a pass e i cinquantamila permessi cancellati – saranno reinvestiti, stando alle dichiarazioni ufficiali, nel potenziamento del trasporto pubblico, a cominciare dal prolungamento delle metropolitane e dal raddoppio delle linee ferroviarie -1.

Parallelamente, da giugno entrerà in funzione un ulteriore meccanismo di controllo: i varchi Ztl non si limiteranno più a fotografare le targhe in entrata, ma inizieranno a rilevare anche le uscite, chiudendo il cerchio su quella zona grigia che finora ha permesso a molti di entrare prima dell’attivazione delle limitazioni e di sostare illegalmente per l’intera giornata -1. Una norma anti-furbetti, l’hanno definita a Campidoglio, che si affianca al già avviato sistema di verifica incrociata dei permessi per disabili – ventimila revoche in sei mesi – e che mira a restituire fluidità a una zona, il centro storico, che per conformazione urbanistica e ampiezza delle carreggiate non tollera ulteriori carichi di traffico.

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