Cirio alle prese col rimpasto, ma prima c’è il viaggio a Medugorje: “Una sindacalista al Lavoro”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La governatore del Piemonte, Alberto Cirio, si trova a navigare in acque politiche particolarmente agitate, dove la necessità di ricompattare la giunta si scontra con tempistiche dettate più da esigenze personali che da urgenze istituzionali. Se da un lato il presidente dichiara che non vi sarà un rimpasto vero e proprio, lasciando intendere al massimo qualche aggiustamento, dall’altro il suo calendario parla chiaro: prima di mettere mano alla giunta, c’è un viaggio a Međugorje. Una pausa, questa, che sembra rinviare la decisione più attesa, ovvero chi dovrà raccogliere l’eredità pesante lasciata da Elena Chiorino. Nelle stanze del potere regionale, però, il lavoro dietro le quinte non si è mai fermato. L’idea che sta prendendo Corpo, descritta da più parti come la più “suggestiva”, è quella di puntare su una figura inedita per l’assessorato che un tempo era di Chiorino: una sindacalista della Cisl. A questa figura verrebbe affidato un pacchetto di deleghe cruciali, che spaziano dal Lavoro all’Istruzione, passando per le Società Partecipate. Una scelta, quella di pescare dal sindacato confederale, che rappresenterebbe un cambio di paradigma radicale rispetto alla gestione precedente, segnata da rapporti burrascosi con le stesse organizzazioni sindacali.

“Noi soci di Delmastro”: l’ex assessora e Zappalà ora dichiarano le loro attività in Regione

Mentre si attende la quadra politica per il nuovo corso, fa discutere la vicenda legata alle dichiarazioni patrimoniali di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia legati all’ex assessora. Nel mirino della trasparenza amministrativa finisce la società “Le 5 forchette”, un’attività imprenditoriale che ha visto coinvolti in passato politici del territorio. La linea difensiva adottata da chi era tenuto alla presentazione della dichiarazione è rigidamente formale: l’omessa indicazione della partecipazione societaria, secondo questa tesi, non costituirebbe un’omissione in senso stretto, bensì un adempimento rinviato a scadenze successive. La società, si sostiene, ha iniziato l’attività solo il 3 aprile 2025; pertanto, la partecipazione non sarebbe dovuta figurare nella dichiarazione riferita all’anno 2024, presentata nel novembre 2025. L’intenzione, come specificato dai diretti interessati, era quella di comunicarla con la dichiarazione relativa al 2025, il cui termine di presentazione è fissato per dicembre 2026. Un arco temporale ampio, questo, che solleva interrogativi sulla tempestività della trasparenza, ma che al momento rappresenta la linea ufficiale per chiudere la questione senza ammettere alcuna discrepanza.

L’eredità politica dell’ex vicepresidente del Piemonte

Difficile parlare della fase politica attuale senza misurarsi con la figura di Elena Chiorino, il cui carattere spigoloso e adamantino – una dote che rasentava spesso la suscettibilità – ha segnato il suo intero mandato. Una personalità che le ha alienato le simpatie dei sindacati, con i quali è entrata in rotta di collisione in più di un’occasione, ma che al contrario le ha garantito un canale privilegiato con il mondo produttivo. È in quest’ultimo ambito, infatti, che l’ex vicepresidente lascia un’eredità politica tangibile. Con lei sono nate le Academy di Filiera, un modello innovativo pensato per cucire addosso alle imprese le competenze dei futuri lavoratori. Al suo attivo vanno annoverati anche l’avvio della riforma dei Centri per l’impiego e l’implementazione del programma Gol sull’occupabilità. Dossier complessi, questi, che adesso restano sospesi in attesa di una regia politica che sappia raccogliere il testimone, garantendo continuità a iniziative su cui il governo regionale ha investito gran parte della propria credibilità in materia di lavoro e formazione.

Il caso Delmastro e le dimissioni per una vicenda “privata”

La tempistica delle dimissioni di Elena Chiorino, inoltre, appare intrecciata a doppio filo con dinamiche che travalicano i confini regionali. Le sue dimissioni sono arrivate in due momenti distinti: prima quelle da vicepresidente della giunta, rassegnate il giorno successivo alle dimissioni di Andrea Delmastro da sottosegretario nel governo Meloni; poi, a stretto giro, quelle da assessora al Lavoro e all’Istruzione, formalizzate lunedì sera. Proprio in quella stessa giornata, la procura di Roma depositava un’imputazione delicata, quella di riciclaggio di denaro riconducibile al clan Senese, nell’ambito di un’inchiesta che coinvolgeva il ristorante “La Bisteccheria d’Italia”. Tra i soci di quell’attività figuravano quattro politici di Fratelli d’Italia, un dettaglio che ha gettato un’ombra lunga sulle contemporanee uscite di scena ai vertici piemontesi e romani. Il governatore Cirio, nel tentativo di circoscrivere la portata della crisi, ha definito quella di Chiorino una scelta legata a una vicenda “privata”, cercando di separare nettamente le dimissioni dell’assessore dalle inchieste giudiziarie che in quelle stesse ore scuotevano il partito a livello nazionale. Resta il fatto, però, che l’uscita di scena di un pezzo da novanta come Chiorino lascia un vuoto di potere che il governatore, tra un viaggio e l’altro, dovrà ora colmare con una scelta politica che non ammette ulteriori rinvii.

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