La morsa dell’inchiesta “Bisteccheria” spezza la carriera di Chiorino: dopo la vicepresidenza, lascia anche l’assessorato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’illusione di una via d’uscita, per quanto ristretta e tortuosa, è durata appena sette giorni. Elena Chiorino, che solo una settimana fa aveva tentato di arginare la furia mediatica e giudiziaria sacrificando il ruolo di vicepresidente della Regione Piemonte, ha dovuto infine cedere il passo anche sull’incarico di assessore. Le “dimissioni irrevocabili” – così le ha definite la stessa interessata – sono arrivate nel tardo pomeriggio, formalizzate in una nota indirizzata al presidente Alberto Cirio, e segnano il definitivo allontanamento dell’esponente di Fratelli d’Italia dalla giunta regionale, dove deteneva le deleghe al Lavoro, all’Istruzione e alle Partecipate. Un epilogo, questo, che apparve inevitabile fin da quando la procura di Roma ha iniziato a scavare nel fitto reticolo societario legato al ristorante “Bisteccheria d’Italia”, un’attività che – secondo gli inquirenti – avrebbe potuto rappresentare un formidabile canale di riciclaggio per il clan camorristico dei Senese.

L’ombra di Delmastro e la pressione sulla maggioranza

Non indagata formalmente, Chiorino è finita al centro del ciclone per il suo ruolo di socia nella “Le 5 Forchette”, la società che gestiva la steakhouse romana, un legame commerciale che condivideva proprio con il suo mentore politico, Andrea Delmastro, già costretto a sua volta a fare un passo indietro dal governo nazionale. Se inizialmente l’assessora aveva provato a resistere alla bufera – cercando di separare la propria onorabilità personale dalle “evoluzioni di un’indagine che riguarda terze persone” – la pressione congiunta delle opposizioni e, soprattutto, il crescente nervosismo all’interno della sua stessa maggioranza di centrodestra hanno reso insostenibile la sua posizione. L’aver ceduto la vicepresidenza non è bastato a placare gli animi; anzi, il gesto è stato letto da più parti come un mezzo passo indietro, un tentativo di salvare l’essenziale (l’assessorato) mentre si abbandonava il superfluo, una strategia che ha finito per logorare ulteriormente il rapporto di fiducia con i vertici regionali. Nella sua dichiarazione, la ormai ex assessora ha rivendicato la propria correttezza (“Sono una persona perbene”) e ha parlato di “sciacallaggio” contro la sua persona, annunciando che continuerà a difendersi in tutte le sedi dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia.

Lo stallo politico: consiglio regionale sconvocato

Le ripercussioni del terremoto Chiorino si sono abbattute immediatamente sul palinsesto politico piemontese, gettando nel caos l’agenda dell’assemblea legislativa. La seduta del Consiglio regionale, inizialmente fissata per la mattina successiva, è stata sconvocata nella serata stessa dal presidente dell’Assemblea, Davide Nicco. Una decisione, quest’ultima, presa su impulso di un accordo trasversale tra tutti i capigruppo, i quali hanno preso atto che – con le dimissioni della titolare e il conseguente rimpasto di giunta ormai all’orizzonte – fosse venuto meno l’unico argomento centrale all’ordine del giorno, al netto di altri punti minori. L’appuntamento per tentare di ricomporre i cocci è stato dunque rinviato a mercoledì, nella riunione dei capigruppo, mentre i riflettori restano accesi su come Cirio rimpiazzerà un vuoto che lascia scoperte deleghe strategiche per il tessuto economico e formativo della regione.

Un’eco lontana: le dimissioni di Calcopietro a Ventimiglia

Mentre Torino cerca di metabolizzare l’addio di Chiorino, un’altra scossa politica, sebbene di scala minore, ha interessato l’estremo ponente ligure, confermando un clima di forte tensione all’interno delle amministrazioni locali del centrodestra. Serena Calcopietro, assessora al Turismo e alle Manifestazioni del Comune di Ventimiglia, ha rassegnato le dimissioni a una settimana esatta dalla bufera social scatenata da un post apparso subito dopo il referendum costituzionale. Nel messaggio, scritto in inglese, Calcopietro aveva definito gli elettori del “No” con epiteti durissimi (“idioti spaventati”), scatenando una protesta immediata da parte delle forze di opposizione. Pur avendo tentato di rimediare con delle scuse pubbliche (“Una parola sbagliata. Un errore”), la fiducia del sindaco era ormai compromessa, e la stessa Calcopietro ha infine formalizzato il passo indietro, sottolineando – esattamente come la collega piemontese – la natura “personale” e non “imposta” della scelta, pur confermando la propria intenzione di restare nell’agone politico.

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