La risata di Trump sulla presunta omosessualità della Guida Suprema iraniana

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’intelligence americana, nel corso di un briefing quotidiano alla Casa Bianca incentrato sull’evoluzione del conflitto con Teheran, avrebbe riferito a Donald Trump quella che, secondo due fonti dei servizi e una persona vicina all’amministrazione citate dal New York Post, sarebbe una valutazione credibile riguardante la vita privata di Mojtaba Khamenei. Al presidente, che dal suo ritorno alla guida degli Stati Uniti segue con attenzione le dinamiche belliche in Medio Oriente, sarebbe stato comunicato che la nuova Guida Suprema dell’Iran, subentrata dopo l’uccisione del padre Ali Khamenei nei raid del 28 febbraio, è con ogni probabilità omosessuale. La reazione del tycoon, raccontano le stesse fonti, sarebbe stata inizialmente di sorpresa, per poi trasformarsi in una fragorosa risata, un’esplosione di ilarità che avrebbe contagiato anche altri alti funzionari presenti nella stanza; un dirigente di primo piano dell’amministrazione, a quanto si apprende, non avrebbe smesso di ridere per giorni.

L’origine delle informazioni e il monitoraggio degli 007

Le agenzie di intelligence statunitensi, secondo la ricostruzione proposta dal New York Post e ripresa da varie testate, non disporrebbero di prove fotografiche a sostegno di queste voci, ma le ritengono attendibili in quanto provenienti da una fonte ritenuta tra le più protette e sensibili a disposizione del governo federale. L’orientamento sessuale del religioso cinquantaseienne, che avrebbe assunto la guida della Repubblica Islamica in un momento di estrema tensione bellica, sarebbe finito sotto i riflettori degli 007 americani circa due anni fa, precisamente in seguito alla morte del presidente Ebrahim Raisi, avvenuta in un incidente in elicottero nel maggio del 2024, quando l’ex capo dell’esecutivo era considerato uno dei papabili successori dell’ayatollah Khamenei. Le indiscrezioni parlano di una relazione di lunga data che Mojtaba avrebbe intrattenuto con una figura a lui vicina fin dall’infanzia, un suo tutore, o comunque con una persona che in passato aveva lavorato per la famiglia Khamenei.

I precedenti nei cablaggi diplomatici e le condizioni di salute

Non si tratterebbe, peraltro, della prima volta che dettagli sulla sfera privata del figlio del defunto leader iraniano emergono in documenti riservati. Un’informativa del Dipartimento di Stato inviata all’ambasciata americana a Londra nel lontano 2008, e successivamente resa pubblica dall’organizzazione WikiLeaks, faceva già riferimento a presunti problemi di impotenza per i quali Khamenei si sarebbe recato in Gran Bretagna, presso noti ospedali della capitale, per sottoporsi a cure specifiche. Questi particolari, si legge nei rapporti, troverebbero un riscontro indiretto nel fatto che il nuovo leader iraniano si sia sposato piuttosto tardi per gli standard del suo paese, intorno ai trent’anni, per poi avere dei figli; alcuni dei quali, secondo quanto riportato, sarebbero rimasti uccisi negli stessi attacchi che il 28 febbraio hanno colpito Teheran, dove Mojtaba Khamenei avrebbe perso anche la moglie.

Lo scetrismo paterno e il quadro bellico

Il fatto che il padre Ali Khamenei nutrisse dei dubbi sull’idoneità del figlio a raccogliere la sua eredità alla guida della teocrazia iraniana, per ragioni legate alle sue capacità e alla sua vita personale, troverebbe riscontro anche in altre analisi dei servizi, citate da CBS News, secondo le quali il defunto ayatollah riteneva Mojtaba poco brillante e non qualificato per il ruolo. Un rapporto, questo, che contribuisce a dipingere un quadro complesso della successione avvenuta sotto la pressione del delle Guardie della Rivoluzione Islamica, in un contesto di guerra aperta con Israele e Stati Uniti. Le condizioni fisiche del nuovo leader, ferito nei primi raid e finora apparso pubblicamente solo con un messaggio audio diffuso dalla televisione di Stato, restano avvolte nel mistero: si parla di ferite al volto, dell’amputazione di una gamba o di un suo trasferimento in un ospedale di Mosca per ricevere cure, voci che hanno portato Trump a dichiarare di non avere certezze neppure sul fatto che sia ancora vivo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.