Travolto da una valanga in Val Sarentino: muore a 19 anni snowboarder in solitaria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella tarda mattinata di domenica 8 febbraio, il versante montuoso sopra il lago di San Pancrazio, in Val Sarentino, è stato squarciato dal boato sordo di una slavina che si è staccata improvvisamente, portando con sé la vita di un giovane altoatesino di soli diciannove anni. Il ragazzo, che stava risalendo in solitaria con la sua tavola da snowboard nella zona di Laste di Verdines, è stato completamente travolto dalla massa di neve, scomparendo alla vista dell’unico compagno di escursione che, miracolosamente, è stato solo sfiorato dalla furia del distacco. Quest’ultimo, rimasto illeso ma impotente testimone della tragedia, ha immediatamente allertato i soccorsi, tentando poi con ogni mezzo di localizzare e liberare l’amico sepolto.

I soccorsi e il ritrovamento

Sul posto, come confermato dalle ricostruzioni, sono intervenute rapidamente le squadre del Soccorso Alpino del Bergrettungsdienst di Sarentino e Bolzano, coordinate dal CNSAS provinciale. Gli uomini, supportati dai cani vanga, hanno concentrato le ricerche nel punto esatto del distacco, dove la coltre nevosa aveva ormai sigillato ogni traccia. Dopo operazioni condotte con urgenza, il dello young snowboarder è stato rinvenuto sotto circa ottanta centimetri di neve, purtroppo senza alcuno spazio per la sopravvivenza. La profondità del seppellimento, unita alla forza d’impatto della valanga, non ha lasciato scampo.

Il contesto di pericolo in montagna

L’episodio, che ha scosso profondamente la tranquilla vallata altoatesina, si inserisce in un quadro meteorologico particolarmente critico per l’arco alpino, dove il pericolo valanghe – come riportano i bollettini – permane a grado tre, definito “marcato”, su gran parte del territorio al di sopra del limite del bosco. Una condizione che impone massima cautela e preparazione, spesso disattese dalla sottovalutazione dei rischi o dalla ricerca di percorsi fuoripista. Pochi giorni prima, del resto, altre slavine si erano abbattute in Valtellina e nella zona di Predazzo, causando a loro volta vittime e dispersi, a riprova di una stagione invernale che sta mietendo un tributo di sangue insostenibile tra gli appassionati della montagna invernale.

Analisi delle dinamiche

Sebbene le indagini di routine accertino le dinamiche, appaiono evidenti alcuni elementi ricorrenti: l’escursione in solitaria, nonostante la presenza di un compagno a distanza, riduce drasticamente le chance di un pronto autoritrovamento in caso di seppellimento; la scelta di affrontare pendii con neve fresca e ventata, soggetti a distacchi spontanei, rappresenta un moltiplicatore del pericolo. La tragedia della Val Sarentino, al di là del lutto incolmabile per la famiglia del diciannovenne, riaccende i riflettori sulla necessità impellente di una cultura della prevenzione che passi attraverso la consultazione obbligatoria dei bollettini, l’uso sistematico di artva, pala e sonda, e la consapevolezza che la montagna, in inverno, nasconde insidie letali sotto un manto di apparente bellezza.

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