Che tempo che fa, lo “smacco” alla Rai diventa un caso: Fazio accoglie Alberto Angela e Almodóvar

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La domenica sera italiana, da sempre terreno di conquista per gli ascolti televisivi, ha trovato nel nuovo corso de “Il controsalone” di Fabio Fazio un appuntamento capace di mescolare, come pochi altri sanno fare, divulgazione scientifica e cinema d’autore. Ed è proprio in questa cornice, quella del talk del Nove in onda oggi, 3 maggio 2026, che si consuma – o meglio, si rilancia – quella che qualcuno ha già definito una “rivincita” silenziosa ma inequivocabile nei confronti della Rai. Il conduttore ligure, che ha lasciato (o è stato lasciato) da Viale Mazzini dopo una lunga stagione di incomprensioni contrattuali e scelte dirigenziali, gioca d’anticipo e mette a segno un doppio colpo: accoglie sul suo palco Alberto Angela, volto storico e amatissimo della divulgazione pubblica, e Pedro Almodóvar, regista spagnolo due volte premio Oscar nonché simbolo del cinema d’autore europeo.

Se la presenza di Angela, che arriva a promuovere l’ultimo capitolo delle sue esplorazioni tra arte e natura, rappresenta di per sé un’attrazione per un pubblico trasversale – quello stesso pubblico che per anni lo ha seguito proprio sulle reti generaliste –, l’arrivo del cineasta de “Parla con lei” e “Madres paralelas” assume i contorni di un vero e proprio “evento mediatico”. Il regista, che proprio in questi giorni presenta nelle sale italiane il suo nuovo lavoro “Amarga Navidad”, si siede sul divano di Fazio in esclusiva, lontano dai circuiti tradizionali della promozione affidati ai talk show di prima serata generalista. Una scelta, quella di Almodóvar, che dice molto sulla fiducia riposta nel metodo del conduttore: interviste lunghe, senza il metronomo della pubblicità che taglia le battute, e uno spazio concesso all’approfondimento che altrove, ormai, è merce rara.

Non mancano, come da copione consolidato, gli intermezzi ironici di Luciana Littizzetto, la cui verve pungente si esercita sui temi della settimana senza mai sconfinare nel gratuito, e la presenza elegante di Filippa Lagerback, che fa da contraltare discreto ma puntuale alla macchina dialogica messa in moto da Fazio. A rendere però la puntata di oggi particolarmente ricca – forse la più densa di questa stagione – è un elemento ulteriore: l’omaggio incrociato tra Angela e il regista spagnolo, due modi diversi di raccontare il mondo (uno attraverso la scienza e la storia, l’altro attraverso il melodramma e la forma) che si incontrano per la prima volta in uno stesso studio televisivo.

L’antefatto: perché si parla di “smacco” alla Rai

Per capire la portata di questa programmazione, occorre ricordare che Alberto Angela, per anni volto di punta di Rai 1 con “Ulisse” e le “Meraviglie”, ha visto il suo rapporto con l’azienda pubblica modificarsi dopo una serie di riassetti organizzativi che hanno ridotto gli spazi dedicati alla divulgazione pura in prima serata. La sua apparizione al Nove, quindi, non è solo una semplice ospitata: è il segnale che un certo tipo di racconto della cultura – quello che unisce rigore scientifico e capacità di intrattenere – trova ormai casa altrove. Fazio, dal canto suo, aveva già dimostrato con gli ascolti (in crescita costante sul canale Discovery) di poter attrarre un pubblico di nicchia ampia, senza bisogno di ricorrere alle logiche del “varietà urlato”.

L’intervista a Pedro Almodóvar: tra cinema, memoria e “Amarga Navidad”

La chiacchierata con il cineasta spagnolo, della quale sono stati diffusi alcuni stralci in anteprima, ruota attorno al suo nuovo film “Amarga Navidad”, un’opera che il regista ha definito “un’incursione nella nostalgia ferita delle festività familiari”. Almodóvar, che non concede interviste facili e spesso seleziona con cura i palcoscenici, ha scelto Fazio per un motivo preciso: la possibilità di parlare della propria poetica senza doverla ridurre alla sola aneddotica hollywoodiana. Durante il colloquio, durato quasi venticinque minuti, il regista ha ripercorso il suo rapporto con l’Italia – da Fellini a Morricone – senza tralasciare una riflessione sulla scrittura al femminile che da sempre attraversa le sue pellicole.

Le altre presenze e la struttura della puntata

Oltre ai due ospiti di punta, la trasmissione di domenica 3 maggio ha incluso alcuni momenti di repertorio dedicati a Luca Parmitano, l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea già ospite in passato di Fazio, di cui è stato riproposto il video dell’intervista integrale già disponibile su Discovery+. Una scelta, quest’ultima, che testimonia la capacità del programma di costruire un proprio archivio di contenuti (in streaming sulla piattaforma) e di richiamarli in funzione narrativa, senza limitarsi alla sola diretta. L’alternanza tra momenti alti – l’analisi della nuova pellicola di Almodóvar, le scoperte paleontologiche raccontate da Angela – e inserti più leggeri garantisce quel ritmo che ha reso “Che tempo che fa” un format longevo, capace di resistere al cambiamento delle abitudini televisive.

Si tratta, in definitiva, di una puntata che non ha bisogno di proclami per fare notizia: la convivenza, nella stessa serata, di un divulgatore di massa e di un cineasta d’essai, unita alla regia ironica di Littizzetto, restituisce al telespettatore quel che resta di una certa idea di servizio pubblico, anche se ormai esercitata fuori dal perimetro della concessionaria di Stato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.