Piazza Affari chiude in rialzo dello 0,95%, banche protagoniste e spread in calo a 82 punti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta di Piazza Affari si chiude in territorio positivo, con l'indice Ftse Mib che mette a segno un progresso dello 0,95% portandosi a 51.802 punti. Un risultato, questo, che si allinea perfettamente con l'andamento degli altri principali listini europei, i quali hanno tutti mostrato segnali di recupero dopo una settimana particolarmente turbolenta.

A trainare il rialzo della Borsa di Milano, come spesso accade in queste fasi di mercato, è stato ancora una volta il comparto bancario; un settore che continua a beneficiare delle attese per un consolidamento, con gli operatori che guardano con interesse alle possibili operazioni di fusione e acquisizione che potrebbero rimodellare il panorama del credito italiano.

Il risiko bancario accelera il Ftse Mib

Il motore della sessione è stato indiscutibilmente il risiko bancario, con tutti i principali istituti di credito che hanno chiuso in netto rialzo. A guidare la carica è stata Bper Banca, che ha messo a segno un balzo del 2,7% trainando l'intero comparto. Occhi puntati anche su Intesa Sanpaolo, cresciuta del 2,5%, in un contesto reso ancora più caldo dall'opas lanciata su Monte dei Paschi di Siena, che a sua volta ha guadagnato il 2,1%.

Il clima positivo ha contagiato anche Mediobanca e Banco Bpm, entrambe in progresso di circa due punti percentuali, mentre Unicredit ha chiuso in rialzo dell'1,5% in una giornata che ha visto la tedesca Commerzbank aprirsi al dialogo, alimentando ulteriori speculazioni sulle future alleanze transfrontaliere.

Geopolitica e petrolio, i timori restano intatti

Nonostante la giornata positiva, i timori che hanno reso estremamente volatili i mercati nelle ultime settimane restano tutti ben presenti. Il contesto geopolitico rimane estremamente teso, con il conflitto tra Stati Uniti e Iran che continua a tenere banco; le forze del Comando Centrale americano hanno portato a termine la tredicesima notte consecutiva di attacchi contro l'Iran, prendendo di mira centri di comando militari e depositi di droni.

La tensione, che si estende anche al Mar Rosso con il coinvolgimento dei ribelli Houthi, ha alimentato un nuovo calo del prezzo del petrolio, con il Brent che è sceso sotto i 100 dollari al barile dopo aver toccato i 100,41 dollari in avvio di giornata. Un quadro, questo, che tiene gli investitori con il fiato sospeso, anche alla luce dei dazi annunciati dall'amministrazione Trump e delle preoccupazioni per una possibile risalita dell'inflazione che potrebbe spingere le banche centrali a un nuovo rialzo dei tassi.

Spread in calo e rendimenti in discesa

Sul fronte obbligazionario, la seduta ha regalato un segnale di distensione per i conti pubblici italiani. Lo spread tra Btp e Bund, il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e i loro equivalenti tedeschi considerati tra i più sicuri al mondo, è sceso fino a 82 punti base, in calo rispetto agli 84 punti della vigilia. Parallelamente, anche il rendimento del Btp decennale ha registrato una flessione, attestandosi al 3,99%, un livello che torna sotto la soglia psicologica del 4%.

Questa combinazione di spread più contenuto e rendimenti in calo suggerisce una maggiore fiducia degli investitori nei confronti del debito pubblico italiano, almeno per la giornata odierna. Una boccata d'ossigeno che arriva in un momento delicato, anche se le variabili internazionali restano pronte a influenzare nuovamente l'umore dei mercati.

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