«I bimbi hanno ferito le educatrici con dei bastoni, la madre li ha giustificati». La nuova ordinanza per la famiglia del bosco
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il provvedimento, che arriva come una doccia fredda a poche ore dall’avvio della perizia psicologica collegiale, ribalta l’assetto che per quattro mesi aveva garantito un minimo di continuità affettiva. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, con un’ordinanza di tredici pagine, ha disposto non soltanto l’allontanamento immediato di Catherine Birmingham dalla casa famiglia di Vasto, dove viveva insieme ai tre figli dal novembre scorso, ma anche la separazione fisica dei minori, che verranno ricollocati in strutture diverse e, a quanto si apprende, neppure loro rimarranno insieme. La decisione, confermata dal legale della famiglia, l’avvocato Marco Femminella, è stata eseguita nelle scorse ore e ha di fatto stravolto il calendario delle valutazioni tecniche già programmate, creando non poche incertezze logistiche sulla sede in cui i colloqui con gli specialisti potranno proseguire.
A pesare sulla bilancia dei giudici minorili, secondo quanto si legge nella relazione che motiva il provvedimento, sarebbero stati episodi di violenza avvenuti all’interno della struttura protetta e giudicati di inaudita gravità. I bambini, stando a quanto ricostruito nell’ordinanza, avrebbero rotto alcune persiane per ricavarne dei bastoni e avrebbero tentato di aggredire le operatrici della casa famiglia. In una circostanza, un’educatrice sarebbe rimasta ferita al mento e alle mani, e l’incolumità degli altri ospiti della struttura – tra i quali vi sarebbe anche una neonata – sarebbe stata messa a rischio senza che la madre intervenisse per placare i figli. Al contrario, la donna avrebbe giustificato il comportamento dei piccoli, imputando la responsabilità degli scontri esclusivamente al personale presente e assumendo una condotta che i magistrati hanno definito “ostativa” e lesiva del percorso educativo intrapreso.
Le contestazioni e la figura paterna
Il Tribunale contesta a Catherine Birmingham anche una violazione sistematica dell’obbligo scolastico per i figli e un’esposizione mediatica della vicenda giudicata eccessiva e dannosa per l’equilibrio dei minori. Parallelamente, l’ordinanza traccia un distinguo netto rispetto alla posizione del padre, Nathan, valutato come figura “collaborativa”: per lui, al contrario, è stato disposto un intensificarsi degli incontri. La decisione arriva nonostante la stessa Asl Lanciano Vasto Chieti, in una perizia indipendente depositata alcune settimane fa, avesse segnalato un disagio profondo nei bambini – con comportamenti autolesionisti e incubi notturni – e avesse raccomandato come “indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva” per evitare ulteriori traumi. Raccomandazioni che, di fatto, sono state ignorate.
L’avvocato Femminella, visibilmente irritato, ha commentato con ironia amara la tempistica della mossa giudiziaria: “C’è un’ordinanza di un tribunale che ha una sensibilità talmente alta che noi abbiamo apprezzato che, in pieno svolgimento della consulenza, abbia deciso di allontanare i bambini e separare la madre”. E ancora, con una battuta che richiama la celebre frase di Andreotti, ha aggiunto: “Probabilmente questa consulenza non andava bene come stava andando, così l’abbiamo interrotta”. Il riferimento è alla perizia affidata alla psichiatra Simona Ceccoli, consulente tecnica d’ufficio, che avrebbe dovuto svolgersi in questi giorni e che ora rischia di essere compromessa o quantomeno spostata in altra sede.
La reazione dei periti di parte e il ruolo del Garante
Marina Aiello, una delle psicologhe che compone il team di esperti della difesa, non ha nascosto lo sconcerto: “Una decisione che ci terrorizza”, ha dichiarato entrando nella struttura prima che i bambini venissero trasferiti. “Non ho ancora parlato con i genitori, siamo qui per fare il colloquio e vedere i piccoli. Mi auguro di poterlo fare. Si tratta di uno sconvolgimento che ha fatto un’escalation di gravità enorme e assurda”. Il timore, espresso a più voci, è che un nuovo strappo come questo – dopo l’allontanamento dalla casa nel bosco di Palmoli e la separazione dal padre, che vede i figli solo tre volte a settimana – possa provocare danni psicologici irreversibili.
Sul fronte istituzionale, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, è intervenuta con una nota durissima, chiedendo la sospensione immediata del provvedimento in attesa di un approfondimento medico indipendente. Terragni ha ricordato come la precedente relazione della Asl avesse già evidenziato lo stato di sofferenza dei minori e la necessità di garantire continuità nei legami affettivi. “Ci si starebbe anzi muovendo in direzione contraria”, ha dichiarato la Garante, “infliggendo ai minori l’ulteriore trauma di essere separati, oltre che dal padre, anche dalla madre. In nome del principio inaggirabile del superiore interesse del minore, auspico che la decisione venga sospesa e si verifichino le conseguenze di questo trasferimento sulla salute dei tre bambini”.
Logistica e scenari aperti
L’esecuzione dell’ordinanza, che secondo quanto stabilito potrebbe avvalersi anche della forza pubblica, è stata comunque avviata. Il consiglio di amministrazione della casa famiglia di Vasto aveva già segnalato a febbraio difficoltà gestionali e il mancato rispetto dei protocolli interni, anche se non avrebbe richiesto formalmente il trasferimento. Ora sarà compito del tutore e del curatore speciale attivare tutte le misure necessarie per garantire la riservatezza dei minori in questa fase di transizione. Nel frattempo, la situazione abitativa si complica ulteriormente: Armando Carusi, il proprietario del casolare nel bosco di Palmoli, ha ribadito la volontà di non estendere la locazione oltre un altro anno, rendendo di fatto incerto anche un eventuale ritorno della famiglia nell’abitazione originaria. I genitori, secondo alcune testimonianze, starebbero valutando l’acquisto o l’affitto di una nuova struttura nell’area boschiva, ma i tempi della giustizia e la nuova separazione imposta dall’ordinanza rendono ogni ipotesi di ricongiungimento quanto mai lontana e complessa.




