Occhiuto disegna la nuova geografia del consiglio, il M5S analizza la débâcle
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Redazione Interno
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La mappa del nuovo consiglio regionale calabrese si va delineando con chiari vincitori, i cui numeri, che già di per sé parlano di un risultato solido, tracciano un panorama politico profondamente mutato. Nel centrodestra, che esprime la maggioranza assoluta dell'assise, spiccano in particolare i gruppi di Forza Italia e della lista a sostegno del presidente, i quali, considerati insieme, arrivano a contare undici consiglieri. Intanto Roberto Occhiuto, il governatore riconfermato con un margine che si avvicina al sessanta per cento delle preferenze, è già a Roma con un obiettivo preciso e immediato: presentarsi alla nuova legislatura avendo già sbloccato, o essendo prossimo a farlo, la situazione del commissariamento della sanità regionale.
Le riflessioni amare del Movimento 5 Stelle
Dall'altra parte dello schieramento, i parlamentari del M5S si ripetono, quasi come un macigno, quel dato che considerano emblematico del insuccesso: “Abbiamo preso il 3 per cento a Reggio Calabria”. Una percentuale, questa, che racconta in modo crudo la batosta elettorale di lunedì scorso, con il candidato presidente Pasquale Tridico fermo al 41 per cento e con il Movimento nel suo complesso attestato su un 6 per cento, un risultato che di fatto lo relega ai margini del nuovo panorama consiliare. Le analisi interne, come spesso accade in questi casi, puntano il dito contro “liste troppo deboli e regole sbagliate”, individuando nella struttura della campagna e nel sistema elettorale le cause primarie di un esito così deludente.
La strategia vincente: "Due contro tutti"
La vittoria di Occhiuto, che alcuni osservatori hanno definito trionfale, è stata il frutto di una strategia di comunicazione efficace, riassunta con la formula “due contro tutti”, tra il serio e il faceto, a indicare la sfida diretta che ha visto protagonisti principalmente il governatore uscente e il suo sfidante Tridico. Dietro il successo dell’esponente del centrodestra non c’è stato, a quanto si apprende, un team sterminato; la macchina elettorale, sebbene impressionante nella sua resa, è stata gestita con un gruppo ristretto, il che rende il risultato ancor più significativo per l'organizzazione che lo ha sostenuto.
Un trionfo che non è un plebiscito
Nonostante i numeri schiaccianti, c'è chi, come il docente Antonio Costabile durante un seminario all'Università della Calabria, invita a una lettura più analitica del voto. “Roberto Occhiuto ha vinto in maniera trionfale e indiscutibile, ma non è stato un plebiscito”, ha sottolineato lo studioso, facendo notare come “solo tre calabresi su dieci” abbiano effettivamente votato per lo schieramento del governatore. Un dato, quest'ultimo, che offre uno spunto di riflessione sull'astensionismo e sul reale consenso, pur non sminuendo l'impresa di aver “sbaragliato le storiche famiglie politiche cosentine” e di aver fatto “scacco matto alla sua coalizione oltre che alla concorrenza”, un'operazione di cui si ricordano pochi precedenti, come quello di Giacomo Mancini nel lontano 1993.




