Latte, siglato l’accordo sul prezzo: da gennaio 54 centesimi al litro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il ministero dell’Agricoltura, dopo una trattativa serrata con le associazioni di categoria, ha annunciato l’intesa che stabilisce un nuovo prezzo alla stalla per il latte, il quale, a partire dal prossimo gennaio, sarà fissato a 54 centesimi di euro al litro. L’accordo, che rappresenta un incremento significativo rispetto ai 49 centesimi attuali, prevede una leggera riduzione progressiva nei due mesi successivi, scendendo a 53 centesimi a febbraio per poi assestarsi a 52 nel mese di marzo. Si tratta di un percorso, concordato per il primo trimestre del 2026, che mira esplicitamente a un riequilibrio dell’offerta, riportandola sui volumi registrati nello stesso periodo di quest’anno, mentre si affianca al provvedimento un pacchetto di misure che punta a sostenere l’internazionalizzazione del settore. La mediazione governativa ha dunque prodotto un risultato concreto, seppur temporaneo, dopo che la caduta delle quotazioni, scese di oltre il 30 per cento nell’ultimo periodo, aveva creato una situazione di forte tensione per gli allevatori.

Le ragioni di una crisi annunciata

La necessità di un intervento rapido era diventata impellente, poiché la filiera si trovava da mesi in una condizione di sofferenza acuta, determinata da una serie di fattori concomitanti. La principale causa della crisi va individuata in una sovrapproduzione che ha saturato il mercato, una dinamica che, unita a un sensibile calo del prezzo spot e a crescenti difficoltà nel collocare il prodotto, ha eroso i margini degli operatori in modo drammatico. A pesare ulteriormente sulla bilancia sono stati l’eccesso di scorte di formaggi a lunga stagionatura, come il Grana Padano, e un rallentamento generalizzato delle esportazioni, due elementi che hanno compresso la domanda e reso ancor più complessa la gestione della materia prima. Basti pensare che, se un anno fa il latte veniva pagato mediamente oltre i 67 euro al quintale, la quotazione odierna si ferma appena sopra i 47 euro, un dato che fotografa con crudezza l’entità del crollo e la posta in gioco nelle trattative.

Il meccanismo di controllo e le misure collaterali

L’accordo non si limita alla sola definizione di un listino, per quanto fondamentale, ma introduce anche strumenti operativi volti a dare stabilità al mercato nei prossimi mesi. Fra questi, assume particolare rilievo la definizione di un meccanismo di controllo della produzione, pensato per evitare sforamenti rispetto alla media aziendale e quindi per contenere il rischio di nuovi surplus che potrebbero vanificare gli sforzi di riequilibrio. Si tratta di uno scoglio che, in passato, ha spesso minato la tenuta degli accordi di settore. A questo si affiancano, come già accennato, interventi per favorire l’internazionalizzazione delle aziende, una leva considerata strategica per aprire nuovi sbocchi commerciali e alleggerire la pressione sul mercato interno, il quale, da solo, non appare in grado di assorbire l’intera offerta senza conseguenze sui prezzi.

Un monitoraggio continuo e gli scenari aperti

Il governo, dal canto suo, ha confermato che al pacchetto di misure si accompagnerà un attento e continuo monitoraggio dell’andamento del mercato, lasciando intendere che l’intesa per il primo trimestre del 2026 è solo il primo passo di un percorso che richiederà ulteriori valutazioni. La delicatezza della fase, infatti, impone di vigilare affinché la ripresa dei prezzi non venga erosa da dinamiche speculative o da nuovi squilibri tra domanda e offerta. Resta poi da vedere come il settore della trasformazione, quello della grande distribuzione e, in ultima istanza, i consumatori reagiranno a questa variazione dei costi alla fonte, un passaggio che potrebbe generare ulteriori assestamenti lungo tutta la catena del valore. Quel che è certo è che, dopo mesi di discesa inarrestabile, la firma sul nuovo prezzo rappresenta un segnale di disgelo per migliaia di allevatori.

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