Ordinanze anti-afa fermano 3 milioni di lavoratori, sindacati e imprese firmano protocollo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Torino-Roma. L’ondata di calore che sta investendo l’Italia ha costretto già 15 Regioni a emanare ordinanze per sospendere o ridurre il lavoro all’aperto nelle ore più critiche, mettendo in pausa oltre 3 milioni di persone. Mentre Friuli Venezia Giulia e Marche si apprestano a seguire l’esempio, restano fuori solo Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Molise. Il Piemonte, che lo scorso anno era stato tra i primi a intervenire, ha approvato ieri il provvedimento, scatenando le critiche di Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil regionale: «Cirio ha aspettato troppo, esponendo operai e rider a rischi inutili».

A Roma, intanto, imprese e sindacati hanno trovato un’intesa storica, la prima dal Covid, firmando un protocollo quadro per contrastare i rischi legati alle emergenze climatiche. Confindustria ha accantonato le resistenze iniziali, mentre Cgil, Cisl e Uil hanno accettato un testo basato su linee guida generiche, lasciando alle aziende margine di adattamento. Sebbene il documento eviti imposizioni rigide, stabilisce principi chiari: priorità alla sicurezza, adeguamento degli orari, idratazione e pause frequenti.

La questione dei rider, però, rimane aperta. Senza tutele contrattuali definitive, sono i clienti stessi a doversi fare carico della loro protezione, evitando di ordinare cibo nelle fasce orarie più roventi. «Queste temperature non sono più un’eccezione», osserva Chiara Saraceno, sottolineando la necessità di regole nazionali per un fenomeno destinato a ripetersi. Intanto, nelle città già colpite da ripetuti allarmi, si moltiplicano i casi di malori tra lavoratori esposti, mentre la magistratura inizia a indagare su alcune morti sospette, verificando possibili negligenze.

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