Kiev colpita ancora, mentre la guerra entra in una fase ancora più brutale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un drone russo, che solca il cielo della capitale ucraina prima di schiantarsi contro un palazzo residenziale, ha lasciato un’altra cicatrice indelebile su una città già martoriata. L’attacco di ieri, uno dei più violenti degli ultimi mesi, ha ucciso tredici civili e ferito più di centoventi persone, confermando una tendenza che ormai sembra inarrestabile: la Russia, nonostante le sue dichiarazioni ufficiali, colpisce sistematicamente obiettivi non militari, infliggendo sofferenze inutili a una popolazione stremata.

Mentre il mondo fissa lo scontro tra Israele e Iran, temendo un’escalation in Medio Oriente, la guerra in Ucraina prosegue senza tregua, anzi, con una crudeltà che sembra crescere di giorno in giorno. Il Cremlino, che pure si era offerto come mediatore nei recenti colloqui internazionali, dimostra ancora una volta la sua doppia faccia: da un lato, la retorica della pace, dall’altro, missili e droni lanciati su quartieri abitati.

Gli Stati Uniti hanno condannato l’ultimo raid, rivelando che tra le vittime c’è anche un cittadino americano. Tammy Bruce, portavoce del Dipartimento di Stato, ha parlato di un attacco "indiscriminato" e "barbaro", ma intanto la risposta del G7 appare più cauta del previsto, segno che la priorità strategica di Washington potrebbe essere altrove.

Intanto, Kiev brucia. I numeri iniziali, che parlavano di diciassette morti, sono stati ridimensionati a dieci, ma i feriti superano il centinaio, molti dei quali in condizioni gravi. Le autorità ucraine accusano Mosca di "terrorismo puro", sottolineando come i bombardamenti mirino deliberatamente a seminare terrore tra la popolazione.

La guerra è ormai al suo 1.211esimo giorno, eppure la situazione, anziché avviarsi verso una soluzione, sembra precipitare in una spirale di violenza sempre più incontrollabile. Se da un lato il fronte militare registra una relativa stasi, dall’altro le città ucraine continuano a essere bersagliate, in quello che appare sempre più come un tentativo di fiaccare la resistenza non solo dell’esercito, ma dell’intera nazione.

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