Gatti salva la Juve al 93’, la Roma si morde le mani: 3-3 all’Olimpico
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Redazione Sport
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L’ombra di Zona Cesarini, o meglio del suo fantasma, ha aleggiato per tutto il weekend sul campionato, regalando colpi di scena che profumano di storia e di classifica. Se al Bentegodi il Napoli ha dovuto ringraziare Lukaku per una zampata arrivata, a conti fatti, dieci secondi dopo il tempo regolamentare con tutto quel che ne consegue in termini di proteste e recriminazioni, è stato all’Olimpico che la domenica ha partorito il suo capolavoro più folle. La Roma, quella di Gasperini, sembrava avere la partita in pugno e un piede e mezzo in Champions League, salvo poi dover acciuffare per i capelli un pareggio che sa di sconfitta, o forse di lezione di vita, contro una Juventus che non vuole proprio saperne di morire. A firmare l’ennesima rimonta, una di quelle che fanno male allo stomaco e bene al cuore per chi ama le storie impossibili, è stato Federico Gatti, il difensore operaio, con un gol al novantatreesimo minuto che ha gelato un intero stadio e riscritto per l’ennesima volta il copione di una stagione. Un copione che i tifosi giallorossi pensavano di aver già letto, e male, in quel gennaio del 2022 quando sempre all’Olimpico la Juventus ribaltò un 3-1 in un 4-3; oggi, per fortuna di Ranieri e dei suoi, la musica è finita sul 3-3, ma l’amaro in bocca è rimasto identico.
La partita, al di là del risultato, aveva offerto spunti di altissimo livello tecnico e tattico. Perché se da un lato la Roma era partita con il piglio giusto, trovando in Wesley, il giovane brasiliano, un artista capace di disegnare traiettorie impossibili con il suo mancino per l’1-0, dall’altro la Juventus di Spalletti, reduce dalle fatiche europee e da un periodo di appannamento, non aveva mai smesso di crederci. La risposta dei bianconeri era stata immediata, con un destro al volo di Conceicao da fuori area che aveva riportato la parità, ma la Roma non si era scomposta. Anzi, aveva stretto i denti e trovato il nuovo vantaggio con Ndicka, abile a insaccare di volo su sviluppi di corner, e poi il 3-1 con Malen, il più classico dei contropiedi finalizzati con un pallonetto che sembrava poter essere la pietra tombale sulla partita e sulle residue ambizioni juventine. E invece no. Perché la squadra di Spalletti, magari anche forte di quei cinque cambi che consentono di innestare energie fresche, ha trovato in Boga prima e in Gatti poi le chiavi per scardinare una difesa che, fino a quel momento, era parsa insuperabile. Boga, subentrato dalla panchina, ha accorciato le distanze al 78’, riaprendo un match che sembrava chiuso e gettando il seme del panico tra le fila giallorosse. Poi, allo scadere, la mischia su calcio piazzato, la deviazione, e la zampata del gladiatore Gatti a sancire il definitivo 3.




