Agrigento, Sodano a un soffio dalla vittoria al primo turno: il centrodestra si morde le mani
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Redazione Sport
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La città dei Templi trattiene il fiuto, appesa a un filo di decimali che potrebbe consegnare la poltrona di sindaco al centrosinistra senza bisogno di ballottaggio. Michele Sodano, il candidato del campo largo, naviga intorno alla fatidica soglia del 40 per cento che in Sicilia vale l'elezione immediata, forte di un vantaggio che, secondo le rilevazioni del Partito Democratico nei seggi, oscillerebbe tra il 40,3 e il 42 per cento.
Alle sue spalle, ma staccato di almeno sei lunghezze, insegue Dino Alonge, appoggiato da una coalizione che sulla carta sarebbe dovuta essere un "armata Brancaleone" capace di travolgere l'avversario.
Il dato, sebbene ancora parziale – su 57 sezioni solo una manciata è stata scrutinata in via definitiva – racconta già una verità politica difficile da digerire per i partiti nazionali: la spaccatura interna al centrodestra, con la candidatura antagonistica di Luigi Gentile sostenuto da Lega e Democrazia Cristiana, ha di fatto cannibalizzato i consensi dell'area moderata, regalando un'occasione storica alla sinistra. Insieme, Alonge e Gentile sommerebbero oltre il 50 per cento delle preferenze, ma la divisione li ha resi entrambi vulnerabili.
Il fattore La Vardera e l'emozione a caldo della sfida
L’atmosfera nel quartier generale di Sodano è quella delle grandi occasioni, anche se nessuno osa ancora stappare lo spumante. A lanciare il primo messaggio carico di pathos è stata Ismaele La Vardera, il fondatore del movimento Controcorrente che ha trainato la corsa del candidato del centrosinistra, con un post sui social destinato a rimanere negli annali della campagna elettorale cittadina: “Ore 20,42 vi scrivo trattenendo le lacrime. Cari amici siamo in testa, viaggiamo tra il 39 e il 40% staccando al momento di 6 punti il candidato Alonge”.
Un’esplosione di gioia, quella della leader civica, che ha parlato apertamente di “fare la storia” per una forza politica nata solo un anno fa, capace di mettere in difficoltà i “mostri della politica nazionale”. È una dichiarazione che vale più di un sondaggio, perché fotografa il clima di mobilitazione emotiva che ha saputo generare Sodano, capace di aggregare il Pd, le liste civiche e quel pezzo di elettorato moderato deluso dalla resa dei conti nel centrodestra.
Affluenza in calo e la lunga attesa per la certificazione
A pesare sul responso definitivo potrebbe però giocare un altro fattore, stavolta demografico e meno sentimentale: l’affluenza alle urne ha segnato un deciso arretramento rispetto al passato. Alle ore 15 del giorno dello spoglio, ad Agrigento si era recato a votare il 59,19 per cento degli aventi diritto, quasi quattro punti percentuali in meno rispetto al 62,99 per cento della tornata di cinque anni prima.
Un dato che, se da un lato depone per una minore partecipazione generalizzata, dall’altro potrebbe aver agevolato Sodano, la cui macchina organizzativa si è dimostrata più efficace nel portare alle urne i propri sostenitori. La partita, insomma, è ancora aperta, e lo scrutinio procede a rilento anche a causa di alcune sezioni in cui le operazioni di conteggio si sono arenate. Il dato ufficiale slitterà quindi verso la serata o addirittura a notte fonda, con i rappresentanti di lista che tengono d'occhio ogni singolo voto per evitare sorprese dell'ultimo minuto.
L’ombra lunga della spaccatura nel centrodestra
Indipendentemente dal verdetto finale – se Sodano ce la farà a superare il 40+1 o se si dovrà ricorrere al ballottaggio contro Alonge – una certezza emerge già nitida dallo spoglio parziale. Qualcuno, nella compagine di centrodestra, ha “tradito” o quantomeno non ha spinto compatto verso l’obiettivo comune. L’armata di liste che doveva trainare Alonge (Forza Italia, Forza Azzurri, Fratelli d’Italia, Udc e Mpa) si è rivelata un esercito di “Brancaleone”, incapace di capitalizzare la propria forza numerica a causa della fuga di voti verso Gentile.
Quest’ultimo, che veleggia intorno al 14 per cento, non ha alcuna chance di vittoria, ma la sua semplice presenza in campo ha modificato irrimediabilmente gli equilibri. È un classico della politica italiana che si ripete: l’eccesso di offerta nell’area moderata favorisce l’outsider di sinistra, regalando ad Agrigento una possibile amministrazione rossa che fino a pochi mesi fa sembrava un miraggio.




