Legge di Bilancio 2026, cosa cambia per agricoltura e agroalimentare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con 216 voti favorevoli, la Camera ha dato il via libera definitivo alla Legge di Bilancio 2026, un provvedimento da 22 miliardi di euro che contiene una serie di interventi mirati per il settore primario e l’industria alimentare. La manovra, approvata ieri, si discosta da un approccio puramente assistenziale per abbracciare un disegno di riforma strutturale, il cui fine dichiarato è duplice: stabilizzare la redditività delle aziende agricole, spesso esposte alle fluttuazioni dei mercati, e al contempo imprimere una decisa accelerazione ai processi di innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. Un obiettivo ambizioso, che il testo legislativo cerca di tradurre in misure concrete, alcune delle quali rappresentano un rafforzamento dell’impianto iniziale presentato dal Governo lo scorso ottobre.

Proroghe e detassazione per il Mezzogiorno

Tra gli interventi di maggiore rilievo spicca la conferma della proroga, per tutto il 2026, della cosiddetta Zona Economica Speciale (ZES) agricola, uno strumento di detassazione dei redditi Irpef per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali che opera principalmente nelle regioni del Sud. Questa misura, unitamente alla confermata agevolazione per i redditi dominicali, costituisce un “tesoretto” per gli operatori del Mezzogiorno, a cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella strategia nazionale per l’agroalimentare. Si tratta, in sostanza, di una risposta alle pressioni del settore, che da tempo chiedeva interventi di questo tipo per alleggerire il carico fiscale e migliorare la competitività delle aziende.

Le reazioni delle associazioni di categoria

Le organizzazioni di rappresentanza, tuttavia, pur riconoscendo alcuni passi avanti, hanno espresso giudizi non del tutto positivi. La Cia-Agricoltori Italiani, ad esempio, pur ammettendo di essere stata ascoltata su temi cruciali come il credito d’imposta e la regolazione del lavoro occasionale, ha definito “debole” il contributo complessivo della manovra per l’agricoltura. Secondo l’associazione, il provvedimento mancherebbe di una “visione politica all’altezza delle sfide” che il comparto si trova ad affrontare, limitandosi a “aggiustamenti” piuttosto che a promuovere quel cambiamento radicale che sarebbe necessario. Un giudizio che rivela, al di là delle misure specifiche, una certa insoddisfazione per quello che viene percepito come un intervento parziale, lontano da una riforma organica capace di guardare al lungo periodo.

Il quadro per industria e distribuzione

Oltre alle disposizioni direttamente rivolte al mondo rurale, la legge contiene novità significative anche per l’industria di trasformazione e la grande distribuzione, sebbene in questo caso si registri un importante rinvio di alcuni strumenti normativi. Il comparto, nel suo insieme, ottiene così un pacchetto di norme che ne conferma la priorità nell’agenda governativa, sebbene la sua efficacia sarà ovviamente legata alla concreta applicazione e alla rapidità con cui gli uffici competenti riusciranno a rendere operative le misure. La speranza del settore, come spesso accade in questi casi, è che le attese di risposte “rapide e concrete”, sollevate da più parti, non vengano disattese dalla macchina amministrativa.

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