L’Fmi avverte: l’intelligenza artificiale può scollegare i mercati, tra rischi cyber e attacchi autonomi
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Redazione Economia
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L’allarme, arrivato da un’analisi del Fondo Monetario Internazionale, getta una luce inquietante su un paradosso contemporaneo: gli stessi progressi nell’intelligenza artificiale che promettono di rafforzare le difesa dei mercati contro le minacce informatiche – e lo fanno accelerando i tempi di reazione e la capacità predittiva – possiedono oggi l’inquietante potenzialità di generare uno shock macro-finanziario autonomo. Un incidente informatico particolarmente grave, spiega il rapporto, potrebbe innescare tensioni di liquidità non circoscritte, alimentare dubbi sulla solvibilità di intermediari sistematicamente rilevanti e propagare perturbazioni sui mercati più ampi. In questo scenario, la perdita estrema non è più un’evenienza teorica, ma una possibilità concreta che gli istituti di vigilanza non possono più ignorare.
Zero-day e IA avanzata: il salto di qualità degli exploit autonomi
La questione si fa concreta quando si osservano i test condotti da Palo Alto Networks sui più recenti modelli sviluppati da Anthropic – il cosiddetto Project Glasswing – e da OpenAI, con il sistema Trusted Access for Cyber. I risultati sono chiari: i modelli di IA più avanzati riescono ormai a identificare vulnerabilità zero-day in autonomia, e a generare exploit senza intervento umano. Non si tratta più, per gli addetti ai lavori, di stabilire se gli attaccanti sfrutteranno questa capacità, ma di capire con quale rapidità ciò accadrà. L’attività malevola, inoltre, non rimarrà confinata nei laboratori occidentali; si estenderà ad altri centri di ricerca sull’IA, a modelli cinesi e a piattaforme open source, producendo exploit quasi in tempo reale e sviluppando agenti d’attacco autonomi. Una minaccia, quest’ultima, che l’industria della cybersecurity non ha mai dovuto affrontare, né per scala né per capacità di adattamento.
Bce, Lagarde: “Studiamo contromisure per Mythos, ma senza accesso diretto”
Anche la Banca Centrale Europea si è mossa, e non senza una certa urgenza. La presidente Christine Lagarde ha dichiarato venerdì che l’istituto sta studiando contromisure specifiche contro attacchi informatici basati su Mythos, il modello di intelligenza artificiale sviluppato ancora una volta da Anthropic. Mythos, pensato in origine per individuare falle nel codice e rafforzare le difese bancarie, viene considerato dagli esperti di sicurezza informatica come un’arma a doppio taglio: è capace di potenziare – involontariamente – gli stessi attacchi che dovrebbe prevenire, specie se cade in mani sbagliate o viene replicato in versioni malevole. Il problema, ha ammesso Lagarde, è che l’Europa – come il resto del mondo, con poche eccezioni – non ha accesso diretto a Mythos. Una condizione di svantaggio che rende più lenta la costruzione di difese adeguate, mentre gli aggressori potenziali potrebbero già disporne.
L’Ue investe 20 miliardi, ma ingaggia Anthropic per fare da cavia sulle banche
L’Unione europea, che ha varato un piano da 20 miliardi di euro per affrancarsi dalle tecnologie extracomunitarie e ridurre la dipendenza strategica, si trova così in una posizione paradossale. Da un lato rivendica con forza un’autonomia tecnologica, mentre dall’altro apre un canale diretto con Anthropic – azienda simbolo dell’intelligenza artificiale americana, peraltro finita nella lista nera dell’amministrazione Trump – proprio per testare la sicurezza delle proprie banche. Una collaborazione che sa di necessità più che di scelta: non esistono, al momento, modelli europei equivalenti con cui condurre simulazioni di attacco su larga scala. Così l’Europa, mentre tratta con Washington sulle spinose questioni daziarie, accetta di fare da cavia volontaria per i sistemi di una big tech che resta, per legge e per posizionamento geopolitico, un attore extra-Ue. La posta in gioco non è solo la stabilità finanziaria interna, ma la capacità stessa di anticipare una nuova generazione di minacce – quelle generate da macchine che imparano da sole a colpire.




