La guerra in Ucraina e quella cappa d’indifferenza che avvolge il quarto anno di conflitto
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Redazione Esteri
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Sono passati oltre quattro anni da quando la Russia ha varcato i confini dell’Ucraina, e quel che colpisce, osservando la copertura mediatica e il polso dell’opinione pubblica, è una cappa d’indifferenza sempre più difficile da ignorare. La stanchezza, certo, è un sentimento umano e universale – specialmente per chi quella guerra la combatte o la subisce sulle proprie carni – ma nel caso del conflitto russo-ucraino questa stanchezza sembra aver assunto contorni abnormi, quasi paralizzanti. Mosca, che pure l’ha scatenata, si trova inchiodata da mesi sulle stesse linee, senza riuscire a conseguire quella svolta decisiva che avrebbe sperato di imporre nei primi mesi dell’invasione. Ne consegue un paradosso doloroso: il Cremlino non sa più come uscire da un groviglio che divora risorse e vite, senza trovare una via d’uscita che possa definirsi “onorevole” ai propri occhi e a quelli dei propri sostenitori.
L’enormità dei costi umani e la resistenza ucraina
I costi umani, va detto, rimarranno probabilmente per sempre un numero oscuro, una cifra che nessun rapporto ufficiale potrà mai restituire nella sua tremenda interezza. Dall’altra parte, Kiev continua a difendere la propria integrità territoriale con una determinazione che rasenta l’eroismo quotidiano – fatta di sacrifici, di perdite infernali tra le fila dei soldati e dei civili, ma anche di una volontà che non accenna a spezzarsi. A Odessa, per citare solo l’ultimo episodio cronologicamente rilevante, un attacco notturno con droni ha ferito undici persone; tra loro, due bambini. Le immagini diffuse dai servizi di emergenza mostrano vigili del fuoco e squadre di soccorso all’opera tra le macerie, eppure anche questo, a distanza di quattro anni, fatica a scalare le prime pagine dei giornali internazionali come sarebbe accaduto nel 2022.
Le parole di Kuleba e la prospettiva di un altro anno di sopravvivenza
Chi conosce bene la dinamica dei negoziati e dei campi di battaglia, come l’ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, ha offerto un’analisi spietata in un’intervista al Kyiv Independent. «Il 2026 sarà un altro anno in cui l’Ucraina dovrà sopravvivere», ha dichiarato, lasciando intendere – senza bisogno di giri di parole – che una svolta significativa nel breve termine è semplicemente improbabile. L’Ucraina, insomma, resta intrappolata: da un lato la guerra sul proprio territorio, dall’altro le crescenti turbolenze geopolitiche che ridisegnano gli equilibri globali senza che ciò si traduca in un vantaggio chiaro per Kiev. Né si può pensare che la semplice volontà di due leader – per quanto potenti – possa risolvere la matassa. Trump e Putin possono pure accordarsi, ma imporre la “loro” pace all’Ucraina appare una prospettiva illusoria: una pace negoziata senza il consenso di chi combatte non sarebbe certo una pace duratura.
La disponibilità russa al dialogo e un conflitto che non accenna a chiudersi
Proprio mentre scriviamo, lunedì 27 aprile 2026, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ribadito la posizione di Mosca. «La Russia è sempre disposta a dialogare con gli Stati Uniti, per risolvere il conflitto in Ucraina», ha affermato. Una dichiarazione che va letta con attenzione, perché non è nuova: alla proposta americana – ascoltata durante un incontro in Alaska – i russi hanno già risposto, esprimendo la loro posizione con chiarezza. Ecco allora che il quadro si complica ulteriormente. La disponibilità verbale al dialogo non ha finora prodotto passi concreti verso una tregua, e il conflitto prosegue in una sorta di limbo fatto di attacchi con droni, feriti negli ospedali di Odessa, e una comunità internazionale che sembra aver messo da parte l’urgenza dei primi mesi. Mosca non sa come uscire dal groviglio, Kiev non può arrendersi, e la stanchezza, alla fine, rischia di diventare il vero protagonista di questo quarto anno di guerra.




