Esseco Industrial rileva Inovyn Produzione Italia dal gruppo Ineos, lo scenario della chimica italiana cambia volto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una vera e propria doccia fredda, per usare le parole che sono risuonate con maggiore forza tra i rappresentanti dei lavoratori e le sigle sindacali. La notizia, arrivata inattesa nella giornata di martedì 21 aprile, ha svelato un accordo già siglato tra due colossi del settore: da un lato il gruppo inglese Ineos, attraverso la sua controllata Kerling NewCo 1 Limited, e dall’altro la realtà italiana Esseco Industrial, divisione industriale del gruppo novarese Esseco. L’oggetto del trasferimento riguarda le quote detenute in Inovyn Produzione Italia, la società che gestisce due impianti strategici situati a Rosignano, in provincia di Livorno, e a Tavazzano, nel Lodigiano; un’operazione che, sebbene fosse stata preceduta da qualche timido segnale di revisione strategica del portafoglio europeo, ha colto impreparato l’intero perimetro sindacale, il quale aveva in agenda un incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy proprio per discutere delle difficoltà del comparto.

Numeri, impianti e la sorpresa della ricerca

La mossa di Ineos, che ha deciso di cedere la sua creatura Inovyn, riguarda da vicino un totale di 178 dipendenti; nello specifico, l’impianto di Rosignano, riconosciuto come il più grande sito nazionale per la produzione cloro-soda (quello che produce soda caustica e cloro, insomma), impiega oltre 160 persone, mentre la struttura di Tavazzano, specializzata nell’ipoclorito di sodio, conta una forza lavoro di 25 unità. L’accordo presenta però una particolarità non trascurabile che riguarda il futuro dell’innovazione: l’intera attività di ricerca e sviluppo (R&S) con sede a Rosignano rimarrà infatti saldamente nelle mani del gruppo Ineos, venendo “srata” dalla vendita. Una scelta, quest’ultima, che potrebbe ridisegnare i confini della proprietà intellettuale dei processi produttivi, lasciando a Esseco Industrial la gestione operativa e commerciale degli stabilimenti, ma non il controllo totale del know-how avanzato sviluppato in loco. Il valore dell’operazione, va detto, non è stato ufficialmente divulgato dalle parti coinvolte, le quali hanno preferito mantenere il riserbo sugli aspetti puramente economici del trasferimento.

Le architetture legali di un’operazione complessa

Come spesso accade in operazioni di questa portata, il silenzio sui dettagli economici è stato compensato da una meticolosa architettura legale, studiata nei minimi particolari per gestire le complessità normative, tra cui quelle legate ai poteri speciali del governo (il cosiddetto Golden Power) e le autorizzazioni antitrust. Per accompagnare la transazione, Esseco Industrial si è affidata a un nutrito pool di consulenti di altissimo profilo: oltre allo Studio Legale Grompe Redaelli e Associati (Studio GRA) per la due diligence e i profili M&A, ha ingaggiato Gianni & Origoni per la parte antitrust (con i partner Francesco Maria Salerno e Piero Fattori) ed EY per la due diligence ambientale e gli aspetti fiscali, con un team che ha visto la partecipazione di professionisti come Marco Cristoforoni e Iacopo Rummo. Sul fronte opposto, il venditore Ineos non è stato da meno, schierando due studi legali d’élite: Slaughter and May, con un team guidato dai partner Hywel Davies e Harry Hecht, e BonelliErede, che ha coordinato i profili societari e M&A sotto la guida del partner Gianfranco Veneziano. Una struttura di advisor, quella schierata, che testimonia la complessità del disimpegno inglese e la necessità di mettere in sicurezza ogni aspetto – ambientale, finanziario e regolatorio – prima che il closing, previsto nel corso del 2026, possa dirsi definitivamente concluso.

Le reazioni a caldo e il contesto energetico

Il malcontento, sebbene mitigato dalla circostanza che l’acquirente sia un gruppo italiano – come ha sottolineato il segretario della Filctem Cgil Stefano Santini – resta palpabile a causa della modalità “a ciel sereno” con cui la notizia è stata gestita. Il gruppo Esseco, di proprietà della famiglia Nulli e forte di dieci stabilimenti e 1.300 dipendenti, si inserisce in un momento di estrema fragilità per l’intero comparto chimico europeo, stritolato com’è tra i costi energetici alle stelle (un problema particolarmente acuto in Italia) e la concorrenza sleale dei mercati extraeuropei. Per Francesco Nulli, amministratore delegato del gruppo, questa acquisizione rappresenta un tassello fondamentale per raddoppiare la capacità produttiva della divisione cloro-alcali Altair Chemical, un’operazione di crescita che mira a ridurre la dipendenza dalle importazioni e a competere con i grandi player globali. Fino al completamento definitivo della transazione, che resta comunque subordinata alle consuete approvazioni degli organi competenti, Ineos continuerà a gestire gli stabilimenti senza alcuna interruzione nei rapporti con clienti e fornitori.

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