Il potere militare e la negazione del pericolo: scenari di guerra oltre i confini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I conflitti in atto, il loro propagarsi e il perdurare di guerre nate con la convinzione della loro brevità disegnano uno scenario globale in cui il potere militare sovrasta la morale, la giustizia sociale e i principi che tratteggiano il profilo di una società costruita sul dogma. Una società che forse sottovaluta quanto scritto nei libri di Storia, nei quali i capitoli sulle guerre occupano la quasi totalità dei testi.

Il mercato e la negazione del rischio

Il mercato finanziario globale non sta scontando il caso peggiore nonostante l’aumento delle turbolenze conflittuali a elevato impatto economico, per esempio l’inflazione energetica. Si tratta di una «negazione del pericolo» o di un calcolo razionale che trova segnali di prevalenza dell’utilità per tutti gli attori globali principali di non portare le situazioni oltre la soglia della destabilizzazione?

Gli indicatori del disordine globale

All’Auditorium Verdi di Veronafiere, l’evento «Guerra e Pace. Geopolitica e competitività 2026» ha affrontato il tema dei «Confini violati». Il generale Vincenzo Camporini ha aperto gli interventi evidenziando la rapidità e l’imprevedibilità degli scenari, sottolineando la necessità per l’Europa di ritrovare compattezza e capacità decisionale.

Il titolo del suo intervento, «L’ordine del caos», conteneva una delle domande centrali dell’incontro: quali regole governano un sistema internazionale nel quale gli equilibri costruiti nei decenni passati sono sottoposti a tensioni sempre maggiori?

Nuovi avvertimenti da Mosca

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato che le fabbriche di armamenti nei Paesi europei che producono armi per l’Ucraina rappresentano «obiettivi militari potenziali» per la Russia. Zakharova ha sostenuto che gli Stati europei non si limitano più a fornire armamenti a Kiev, ma sono coinvolti direttamente nel conflitto attraverso l’apertura di fabbriche e lo sviluppo di progetti congiunti con l’industria ucraina.

L’avvertimento è arrivato in risposta a una domanda sulla disponibilità della Polonia a ospitare un impianto destinato alla produzione di intercettori Patriot per l’Ucraina.

Attacchi e sabotaggi in Europa

Un attacco russo con droni ha colpito nella notte la città portuale ucraina di Odessa, danneggiando due edifici di un centro commerciale e provocando un incendio. Secondo le autorità, almeno una persona è rimasta ferita e gli edifici residenziali non hanno subito danni. Parallelamente, fonti dell’intelligence occidentale hanno riferito di una nuova ondata di attacchi russi contro fabbriche europee di armi, con episodi che hanno interessato Estonia, Italia e Bulgaria.

A metà agosto, un incendio ha danneggiato un edificio di proprietà di Milrem Robotics, azienda con sede a Tallinn che fornisce veicoli terrestri senza equipaggio alle forze ucraine; la Lettonia ha arrestato tre suoi cittadini con l’accusa di incendio doloso.

Pochi giorni prima, una grande esplosione aveva scosso un impianto di EMCO, uno dei maggiori produttori privati di armi in Bulgaria che realizza munizioni da 155 millimetri per l’Ucraina, mentre il 13 agosto una simile esplosione ha interessato una fabbrica di munizioni gestita da KNDS Ammo Italy a Colleferro, alle porte di Roma.

La risposta della Nato sul fianco orientale

Il primo ministro ceco Andrej Babiš ha dichiarato che, qualora la Russia attaccasse i Paesi baltici, la Repubblica ceca sarebbe disponibile a inviare sul Baltico due brigate meccanizzate. «Naturalmente ci stiamo preparando. Se, Dio non voglia, la Russia dovesse attaccare uno Stato baltico, allora, ai sensi dell’articolo 5, dobbiamo inviare due delle nostre brigate meccanizzate», ha affermato Babiš.

Il primo ministro ha precisato che una delle brigate sarebbe quella di Prostějov e l’altra quella di Tábor, aggiungendo che il fatto di non parlare pubblicamente di questi preparativi non significa che non vengano affrontati.

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