Manovra, la detassazione degli aumenti in busta paga che esclude gli statali
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Una misura dal valore di circa due miliardi di euro, la quale, intervenendo sul cosiddetto "fiscal drag", mira a restituire una parte del prelievo fiscale che si innesca automaticamente con gli incrementi salariali, è stata introdotta in extremis durante il consiglio dei ministri. Il meccanismo, la cui attuazione è prevista a partire dal primo gennaio 2026, applicherà un'aliquota Irpef agevolata al 10%, una sorta di cedolare secca, sugli aumenti retributivi derivanti esclusivamente dai rinnovi contrattuali siglati nel triennio 2026-2028. L'obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, fornire una spinta all'adeguamento delle retribuzioni al costo della vita, dall'altro, incentivare la contrattazione collettiva per quei numerosi accordi che, ormai, versano in una condizione di scadenza prolungata. Tuttavia, questa operazione, che nelle intenzioni del governo dovrebbe rendere "quasi" netti gli aumenti in busta paga, presenta delle esclusioni di rilievo che ne delimitano la portata.
Le categorie escluse dal beneficio fiscale
A rimanere fuori dal perimetro del beneficio saranno, in modo piuttosto netto, tutti i dipendenti del settore pubblico, i quali non vedranno pertanto applicata l'aliquota ridotta sui loro eventuali futuri aumenti contrattuali. Una esclusione che riguarda un vasto insieme di lavoratori, i quali, di fatto, non beneficeranno di questa manovra di alleggerimento della pressione fiscale. A questa limitazione principale se ne aggiunge un'altra, più settoriale ma ugualmente significativa: ne resteranno esclusi, infatti, anche i lavoratori dipendenti delle imprese artigiane edili, i cui contratti, per una questione di tempistiche, scadranno proprio alla fine del 2028, quando la misura non sarà più operativa. Si stima che, complessivamente, queste esclusioni coinvolgano circa 1,3 milioni di persone, private di un intervento che era stato presentato come trasversale.
La delusione per la tredicesima mensilità
Parallelamente, nel documento uscito dall'ultimo consiglio dei ministri e nel Documento di programmazione economico-finanziaria inviato a Bruxelles, non è stata inclusa alcuna misura specifica per la tredicesima mensilità. Sfumano così, in maniera definitiva, le ipotesi che avevano circolato nelle settimane precedenti, le quali prevedevano sia una possibile detassazione parziale sia l'introduzione di un bonus una tantum. Il risultato è che, per i dipendenti sia pubblici che privati, non è previsto alcun correttivo fiscale o maggiorazione che possa rendere la mensilità aggiuntiva più sostanziosa, deludendo le aspettative di quanti speravano in un intervento a sostegno del potere d'acquisto in prossimità delle festività.
Il funzionamento della cedolare secca sugli aumenti
Il cuore tecnico della manovra risiede nell'applicazione dell'aliquota del 10% sugli incrementi retributivi corrisposti ai dipendenti del privato, fatta eccezione per le categorie già menzionate, in attuazione dei rinnovi dei contratti collettivi nazionali. Questa cedolare secca, la quale verrà applicata per l'intero periodo di vigenza della misura, cioè dal primo gennaio 2026 al 31 dicembre 2028, interessa quindi non l'intero stipendio, ma soltanto la quota eccedente dovuta specificamente all'adeguamento contrattuale. Un meccanismo che, se da una parte semplifica il calcolo delle imposte per quella porzione di reddito, dall'altra lega indissolubilmente il beneficio alla conclusione effettiva di un nuovo accordo contrattuale nel triennio stabilito, lasciando fuori tutti coloro i quali, per qualsiasi motivo, non dovessero rientrare in questa finestra temporale.




