Landini: "Buona notizia" la detassazione degli aumenti contrattuali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Maurizio Landini, commentando le anticipazioni sulla prossima legge di Bilancio, ha definito "sicuramente una buona notizia" la possibile introduzione di un provvedimento che detassi gli aumenti salariali derivanti dai rinnovi dei contratti nazionali di lavoro. Il segretario generale della Cgil ha sottolineato come questa misura, qualora venisse confermata, rappresenterebbe un passo avanti significativo nella direzione da tempo auspicata dall'organizzazione sindacale, che pone l'aumento dei salari e delle pensioni come una priorità assoluta. Le sue parole, che arrivano mentre il governo ultima i dettagli della manovra in attesa del passaggio in consiglio dei ministri, colgono con favore un elemento di sostegno al potere d'acquisto dei lavoratori, dopo un lungo periodo di attesa e di rivendicazioni.

Cedolare secca al 10% per gli aumenti del privato

Uno degli aspetti più tecnici e al tempo stesso rilevanti della futura normativa fiscale consiste nell'applicazione di una cedolare secca con aliquota al 10% sugli incrementi retributivi corrisposti ai dipendenti del settore privato. Tale meccanismo, che si applicherebbe esclusivamente ai frutti dei rinnovi dei contratti collettivi nazionali, è concepito per sostenere l'adeguamento delle retribuzioni al costo della vita, alleggerendo il prelievo fiscale sulle voci di crescita salariale. La misura, stando alle bozze in circolazione, avrebbe una validità temporale definita, decorrendo dal primo gennaio 2026 e protraendosi fino al termine del 2028, coprendo quindi l'intero arco di vigenza degli accordi contrattuali rinnovati.

Una leva per sbloccare il contratto degli enti locali

La prospettiva di una tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali, inizialmente circoscritta alle ipotesi per il solo comparto privato, potrebbe rivelarsi una carta decisiva per comporre una trattativa finora irrisolta. Il riferimento è specificamente al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per le funzioni locali, la cui firma è rimasta in stallo per diversi mesi, nonostante la scadenza del precedente accordo risalga ormai al 2022. L'estensione del beneficio, o perlomeno di un meccanismo analogo, anche al pubblico impiego è vista come un potenziale acceleratore per giungere a una firma, sciogliendo quei nodi che hanno finora impedito di chiudere la vertenza.

La svolta per la defiscalizzazione del salario accessorio negli enti pubblici

Una svolta importante, per quanto riguarda i dipendenti pubblici, è emersa con l'invio del Documento programmatico di Bilancio alla Commissione europea. Il documento ha infatti introdotto una novità di rilievo, accogliendo le richieste avanzate per anni dalle organizzazioni sindacali: la defiscalizzazione del cosiddetto salario accessorio. Anche per i lavoratori degli enti statali, dunque, si prospetta la possibilità di vedere tassati con un'aliquota agevolata al 10 per cento i premi e le voci retributive accessorie, sebbene si parli di un'applicazione che potrebbe essere soggetta a un tetto massimo di reddito, delimitandone la portata applicativa.

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