Stipendi, verso la doppia detassazione per gli aumenti contrattuali fino a 35mila euro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre il Senato lavora al testo definitivo della legge di Bilancio, il dossier degli stipendi, da anni al centro del confronto politico e sindacale, potrebbe registrare un cambiamento significativo. L'obiettivo, come emerso in questi giorni di negoziato serrato, è cercare di rispondere alla frustrazione di molti lavoratori, i quali vedono tradizionalmente una parte consistente degli incrementi salariali derivanti dai rinnovi contrattuali assorbita dalla tassazione ordinaria. Il meccanismo base, inserito nel testo passato alla Camera, prevede infatti un'imposta sostitutiva agevolata, fissata al 5%, applicabile esclusivamente agli aumenti pattuiti a livello nazionale per i dipendenti del settore privato che dichiarano un reddito complessivo non superiore ai 28mila euro.

Il possibile allargamento della platea dei beneficiari

È proprio su questo limite, considerato da più parti troppo restrittivo, che si gioca la partita degli emendamenti in Commissione Bilancio a Palazzo Madama. La proposta che sta prendendo, e che sembra raccogliere consenso trasversale, punta ad alzare la soglia reddituale fino a 35mila euro. Questo allargamento, che andrebbe a comprendere una fetta più ampia di lavoratori dipendenti, rappresenterebbe un'evoluzione importante della misura originaria. La ratio resta quella di separare la componente negoziale dell'aumento di stipendio dalla fiscalità generale, creando un regime tributario di favore che ne preservi l'impatto sul netto in busta paga.

La struttura della doppia aliquota prevista

La novità più sostanziale, oltre all'innalzamento del tetto, risiederebbe nell'introduzione di una doppia aliquota, differenziata per fasce di reddito. Per chi rientra nella soglia base dei 28mila euro, resterebbe confermata l'imposta sostitutiva al 5% sull'incremento contrattuale. Per i lavoratori con redditi compresi tra i 28mila e i 35mila euro, invece, si aprirebbe una seconda fascia, alla quale verrebbe applicata un'aliquota del 10%. Una soluzione, questa, che cerca di coniugare l'esigenza di estendere il beneficio con la necessità di mantenere un certo equilibrio sotto il profilo del gettito fiscale. La misura, stando alle intenzioni del legislatore, dovrebbe avere carattere temporaneo e applicarsi esclusivamente agli accordi sottoscritti entro la fine del 2026, delineando così una finestra di intervento precisa.

Le differenze tra settore privato e pubblico

Un altro aspetto che emerge chiaramente dal dibattito in corso riguarda il perimetro di applicazione, che al momento esclude i dipendenti del settore pubblico. Il provvedimento, così come concepito, si rivolge infatti specificamente ai lavoratori del privato, per i quali gli aumenti sono frutto di una contrattazione collettiva nazionale. Per il pubblico impiego, dove la dinamica retributiva segue logiche e fonti normative differenti, il discorso sulla detassazione degli scatti stipendiali resta al momento un capitolo separato e non affrontato dal testo in esame. La misura, se confermata nell'impianto a doppia soglia, punta dunque a dare un segnale concreto a una porzione significativa del mercato del lavoro, cercando di sciogliere uno dei nodi che più frequentemente alimentano le rivendicazioni sindacali.

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