Valditara: una legge per abolire la distinzione tra licei e istituti tecnici
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Redazione Interno
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Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha scelto la cornice della premiazione del primo “Maestro del Made in Italy” – evento che si è svolto a Roma nella giornata di venerdì 24 aprile – per rilanciare un’idea destinata a riaprire il dibattito sull’architettura della secondaria superiore. A suo avviso, non avrebbe più alcuna ragion d’essere la tradizionale separazione tra i licei, da un lato, e gli istituti tecnici e professionali dall’altro. Il passaggio successivo, nelle intenzioni del titolare del dicastero di viale Trastevere, sarà la presentazione di un disegno di legge volto a uniformare la denominazione di tutti i percorsi: anche i tecnici, insomma, si chiameranno licei. Una mossa che Valditara ha motivato con una dichiarazione netta, definendo l’istruzione tecnica e professionale “di serie A”, senza però addentrarsi – almeno in questa occasione – nei dettagli operativi del provvedimento.
L’allarme della FLC CGIL: “Meno scuola, più impresa”
Se il governo parla di pari dignità dei percorsi, il sindacato di categoria – in particolare la FLC CGIL – legge tra le righe della riforma un preciso disegno di ridimensionamento. A dare il via allo stato di agitazione del personale è stata, tra le altre, la sezione di Pesaro-Urbino, dove i docenti della cosiddetta “Rete della Mobilitazione per gli Istituti Tecnici” hanno rotto gli indugi. La loro sintesi critica, per quanto brutale, è efficace: “meno scuola, più impresa”. E i numeri, a loro dire, fornirebbero la prova più tangibile di questo arretramento. Si parla infatti di una riduzione complessiva di 627 ore di lezione nell’arco dell’intero quinquennio. Un taglio che, se approvato nella forma paventata dai sindacalisti, modificherebbe in modo sostanziale l’attuale ordinamento.
Il sospetto del condono annuale e il nodo dei quattro anni
Non è solo una questione di ore, però, a far preoccupare i rappresentanti dei lavoratori della scuola. La denominazione “liceo” – avverte la FLC CGIL – rischierebbe di celare un altro passaggio ben più invasivo: la riduzione a quattro anni dell’intero percorso secondario superiore, sulla falsariga di quanto già prospettato per la filiera tecnologico-professionale. Un progetto, quest’ultimo, elaborato già nel 2023 dalla commissione presieduta da Bertagna, il cui spirito sembra ora riaffiorare nella proposta valditariana. L’ipotesi concreta, temono i docenti, è che il cambio di nome serva da traino per un accorciamento generalizzato degli studi, spostando l’asse formativo verso un ingresso più rapido nel mercato del lavoro.
Dalle dichiarazioni ai numeri: lo stato di agitazione si allarga
Le parole del ministro – secondo cui la distinzione tra licei e tecnici sarebbe ormai priva di senso – hanno quindi innescato una reazione immediata sul territorio. Nella provincia di Pesaro-Urbino, ma non solo, lo stato di agitazione del personale è già scattato. I sindacati parlano apertamente di “smantellamento” dell’ordinamento, sottolineando come la riduzione di oltre seicento ore nell’arco di cinque anni non possa essere liquidata come una semplice sperimentazione. Si tratta, al contrario, di un intervento strutturale che, a giudizio della CGIL, tradirebbe la funzione pubblica della scuola a vantaggio di una logica aziendalista. Nessuna ipotesi su eventuali esiti parlamentari della legge, peraltro ancora da scrivere, ma la posta in gioco appare chiara: da una parte un ministero che insegue la semplificazione e l’uniformità dei nomi, dall’altra un fronte di insegnanti che non intende cedere un’ora del proprio monte ore senza combattere.




