Crolla l'export agroalimentare italiano negli Usa per colpa dei dazi di Trump
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Redazione Economia
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L'imposizione dei dazi statunitensi al 15%, voluta dall'amministrazione del presidente Donald Trump, ha prodotto un contraccolpo immediato e severo sulle esportazioni agroalimentari italiane, le quali, nel mese di agosto, hanno registrato un crollo del 23% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questa brusca frenata, che era stata ampiamente prevista dagli operatori del settore, segue di poche settimane l'entrata in vigore delle nuove tariffe, scattate il 7 agosto, e sembra aver azzerato, in un solo colpo, quelle prospettive di crescita che avevano caratterizzato il mercato fino a pochi mesi fa. L'analisi della Coldiretti, basata sui dati Istat del commercio estero, delinea un quadro preoccupante, confermando le previsioni più negative che circolavano da tempo e mettendo in luce la vulnerabilità di alcuni comparti chiave, a partire da quello vinicolo, dove si stima una contrazione superiore al 30%.
Il quadro generale delle esportazioni
Il dato negativo relativo al agroalimentare si inserisce in un contesto più ampio di flessione dell'export italiano verso gli Stati Uniti, che, sempre secondo l'Istat, ha fatto registrare un calo complessivo del 21,1% ad agosto. Se l'export nazionale nel suo insieme ha segnato una diminuzione dell'1,1%, la performance verso il mercato americano rappresenta senza dubbio il punto più debole, evidenziando in maniera plateale l'effetto dei provvedimenti doganali. Il tracollo, sebbene annunciato, assume ora contorni definiti e misurabili, lasciando intravedere le conseguenze di una guerra commerciale i cui effetti si stanno riverberando sulle imprese, le quali si trovano a dover fronteggiare un repentino cambiamento di scenario.
Il caso emblematico del vino
All'interno del comparto agroalimentare, il settore vinicolo appare tra i più colpiti, con i dati di luglio – analizzati prima dell'applicazione piena dei dazi – che già mostravano un segno negativo. A fronte di un calo generale dello 0,9% in valore e del 3,4% in volume nei primi sette mesi del 2025, le esportazioni di vino italiano verso gli Stati Uniti hanno subito un vero e proprio tonfo, con un calo mensile del 26,3% a luglio, passando da 183,8 a 135,4 milioni di euro. Questo dato, che anticipava la stretta tariffaria, lascia presupporre un ulteriore peggioramento nei prossimi bilanci, destinati a riflettere l'impatto delle misure per un intero mese di applicazione.
L'eccezione del Prosecco Dop
Non tutto, però, sembra seguire la stessa tendenza negativa. Mentre la maggior parte dei vini italiani fatica a trovare spazio sul mercato statunitense, il comparto degli spumanti, e in particolare il Prosecco Dop, rappresenta un'eccezione significativa. Nonostante la situazione generale di crisi, questo prodotto ha infatti registrato un incremento del 10,2% nei primi sette mesi del 2025, confermandosi come un'eccellenza in grado di resistere alle turbolenze politico-commerciali. La sua performance positiva, in un quadro così complesso, dimostra come la forza di un marchio protetto e riconosciuto a livello internazionale possa, in qualche misura, attenuare l'impatto di barriere tariffarie che stanno invece mettendo in seria difficoltà altri settori dell'enologia italiana.




