Zoe Saldana: “Orgogliosa delle mie radici, ma voglio essere scelta per il talento, non per il colore della pelle”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Zoe Saldana, l'attrice che ha dato volto e corpo alla principessa Na'vi Neytiri nel kolossal di James Cameron "Avatar", ha scelto il palcoscenico del Locarno Film Festival per ribadire con forza un concetto che le sta particolarmente a cuore. In un'industria, quella hollywoodiana, spesso accusata di guardare alle quote e alle rappresentazioni più che al merito individuale, l'interprete americana ha voluto tracciare un confine netto tra l'orgoglio per le proprie origini e la volontà di essere giudicata esclusivamente per le proprie capacità professionali.
«Sono orgogliosa di essere una donna nera, americana, ma figlia di immigrati. Però non voglio che mi scelgano per il colore della pelle», ha dichiarato l'attrice, raccogliendo il Pardo speciale alla carriera, in quella che è stata una delle sue rare incursioni in territorio svizzero.
L'infanzia tra New York e Santo Domingo
La conversazione con il critico John Bleasdale ha offerto lo spunto per ripercorrere le tappe fondamentali di una vita segnata presto dal dolore e dallo sradicamento. Saldana aveva appena nove anni quando la sua famiglia, dopo la morte del padre in un incidente stradale, lasciò gli Stati Uniti per trasferirsi nella Repubblica Dominicana, paese d'origine della madre. Un cambiamento radicale che l'attrice ha descritto come un trauma culturale vero e proprio, una lacerazione che l'ha costretta a fare i conti con un'identità plurale molto prima di diventare un'attrice famosa in tutto il mondo.
«È stato piuttosto difficile per noi essere strappati da una cultura come quella di New York, dove si ha la possibilità di conoscere il mondo intero nel proprio quartiere», ha spiegato Saldana, rievocando la frenesia e la pluralità della metropoli americana che aveva imparato ad amare e che improvvisamente le era stata sottratta.
Il rapporto con James Cameron e il fenomeno "Avatar"
Se il suo volto è indissolubilmente legato al mondo blu di Pandora, con quel "Avatar" del 2009 che ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico e le tecniche di motion capture, Saldana non ha mancato di tributare un omaggio sentito al regista che l'ha voluta in quel ruolo epocale. «James è illuminante, stimolante. Avatar è il suo contributo per migliorare il Pianeta», ha affermato l'attrice in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, sottolineando come la visione ecologista e spirituale di Cameron abbia trasceso il mero intrattenimento per diventare un messaggio universale.
Un'opera, quella del cineasta canadese, che con le sue isole fluttuanti e le foreste luminescenti è rimasta indelebile nell'immaginario collettivo, e che ha proiettato la stessa Saldana nell'Olimpo delle star più pagate e riconoscibili del pianeta.
Dall'Oscar di "Emilia Pérez" al sogno della regia
A distanza di anni da quel primo, straordinario successo planetario, la carriera di Zoe Saldana ha conosciuto un'ulteriore consacrazione nel 2025, quando la statuetta dell'Academy Award è arrivata grazie alla sua interpretazione in "Emilia Pérez", pellicola che ha confermato la versatilità di un'attrice capace di muoversi con disinvoltura tra blockbuster action, fantascienza e dramma d'autore. Forte di un palmarès che include anche i franchise di "Star Trek" e "Guardiani della Galassia", Saldana ha confidato al pubblico di Locarno di sentire ormai maturo il desiderio di cimentarsi nella regia.
Un passaggio quasi obbligato per chi, come lei, ha respirato il cinema da ogni angolazione e ora ambisce a raccontare storie con un punto di vista personale. «Ho già scelto la storia, è ambientata nel dopoguerra», ha rivelato, gettando un velo sul progetto che segnerà il suo esordio dietro la macchina da presa e che promette di allontanarsi dalle atmosfere futuristiche e spaziali che l'hanno resa celebre.
Il diritto di essere giudicata per il talento
Al centro del suo intervento, tuttavia, è rimasta la riflessione sull'identità e sul peso che le etichette razziali continuano ad avere nel mondo dello spettacolo. L'attrice ha rivendicato con orgoglio le sue radici afro-latine, specificando di essere «americana, ma figlia di immigrati», senza tuttavia permettere che questa sua appartenenza diventasse l'unico filtro attraverso il quale il pubblico e gli addetti ai lavori la osservano.
«Non voglio pensare che qualcuno mi abbia scelta perché sono nera o latina, ma perché sono brava», ha ribadito Saldana, lanciando un messaggio che suona come un monito a un'industria che, nel tentativo di correggere vecchi squilibri, rischia talvolta di cadere nell'eccesso opposto.
Un'idea che l'attrice ha voluto chiarire con nettezza, quasi a voler mettere in guardia da quelle dinamiche che, pur partendo da buone intenzioni, finiscono per ridurre l'artista a una semplice casella demografica, dimenticando che il valore di un interprete si misura innanzitutto sullo schermo, nella capacità di emozionare e di abitare un personaggio con autenticità e profondità.
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