Bud Spencer, il ricordo del figlio Giuseppe tra aneddoti e l'omaggio di Cinecittà World
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il gigante buono del cinema italiano, Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, viene celebrato a dieci anni dalla sua scomparsa con una serie di eventi che ne ripercorrono la carriera e l'eredità umana. La data del 27 giugno 2016, che segnò la perdita di un attore capace di unire generazioni diverse, è diventata quest'anno il catalizzatore di un tributo che coinvolge la famiglia, le istituzioni e un pubblico ancora affezionato alla sua maschera bonaria e ai suoi inconfondibili colpi da scena.
Il primo appuntamento si è tenuto alla Casa del Cinema di Roma, nell'Arena Ettore Scola, con una serata intitolata "Una vita con Bud, una sera ancora con Carlo", dove sono intervenuti il sindaco Roberto Gualtieri, Massimo Ghini, Ricky Tognazzi e, naturalmente, i figli Giuseppe e Cristiana Pedersoli, in un incontro che ha anticipato le celebrazioni più corpose.
La proiezione del cult "Lo chiamavano Trinità" ha offerto lo spunto per ricordare non solo l'attore, ma anche l'uomo, un atleta di levatura internazionale – fu il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero – che ha vissuto il successo cinematografico quasi come un "caso fortunato", come ha più volte sottolineato la sua famiglia.
L'omaggio di tre giorni a Cinecittà World
Il cuore delle celebrazioni si sposterà però dal 26 al 28 giugno, quando Cinecittà World si trasformerà per tre giorni nel "regno di Bud", un evento fortemente voluto dalla famiglia Pedersoli in collaborazione con The Bulldozers, il fan club internazionale che tiene viva la fiamma del mito.
Come assicura Giuseppe Pedersoli, figlio dell'attore e produttore, non si tratterà di una semplice rassegna commemorativa, ma di una festa interattiva dove il pubblico sarà chiamato a essere protagonista attivo, partecipando a sfide, spettacoli di wrestling e show di stunt che richiamano la fisicità e la comicità dei film della coppia più famosa del cinema italiano.
Non mancherà la colonna sonora di quei film, con i concerti degli Oliver Onions, il gruppo storico che ha segnato la musica dei film di Spencer e Hill, mentre l'eventuale assenza di Terence Hill, compagno di una vita e amico fraterno, potrebbe essere sopperita da un videomessaggio, a testimonianza di un legame che, come raccontato dallo stesso Hill, non ha mai conosciuto litigi e si è consolidato sul set di "Dio perdona... io no!".
I ricordi intimi del figlio Giuseppe
Proprio Giuseppe Pedersoli, in una serie di interventi pubblici, ha aperto uno spaccato inedito sulla personalità del padre, lontana dai cliché del "gigante buono" ma ancorata a una schiettezza e a una indisciplina che ne facevano un uomo fuori dagli schemi. A chi gli chiede cosa manchi di più di quel padre ingombrante, la risposta è sorprendente: la voce, il passo, e quella capacità di muoversi con l'agilità di un ballerino, nonostante la stazza imponente, un contrasto fisico che era già di per sé uno spettacolo.
La percezione di un carattere schivo e protettivo emerge dai suoi ricordi: "Non avevo un dialogo facile con lui perché aveva una mentalità troppo giovane e teneva i piedi poco per terra", ma quella distanza era solo apparente, perché nascondeva una dedizione assoluta verso la famiglia e il rispetto verso il prossimo. Pedersoli ha poi svelato la genesi di uno dei marchi di fabbrica del personaggio, il celebre "colpo del piccione", un pugno vibrato dall'alto verso il basso sulla testa o sulla spalla del malcapitato, divenuto iconico in pellicole come "... altrimenti ci arrabbiamo!".
L'eredità culturale e il museo di Berlino
Se in Italia il suo valore è stato talvolta rivalutato solo col tempo, al di là delle Alpi Bud Spencer è da tempo elevato a monumento nazionale, tanto che a Berlino, in Unter den Linden, esiste un museo interamente dedicato alla sua figura, colmo di oggetti di scena, costumi originali e cimeli che hanno segnato la sua carriera. Questo "viaggio nella storia e nel mito" rappresenta un caso unico di devozione popolare per un attore straniero, a dimostrazione di come la semplicità e la fisicità dei suoi personaggi abbiano superato barriere linguistiche e culturali, entrando nell'immaginario collettivo tedesco con la forza di un'icona.
Giuseppe Pedersoli ha osservato che suo padre non si considerava un attore nel senso tradizionale del termine, ma un "personaggio", e che i suoi film, seppur apparentemente ingenui, racchiudevano valori profondi come l'antimilitarismo, l'amore per la natura e la denuncia della burocrazia, riuscendo a trasmettere un senso di protezione universale che oggi lo fa sentire come un nonno per il pubblico. il successo di quelle pellicole, che univano intere famiglie davanti allo schermo, risiedeva proprio nella capacità di affrontare temi complessi senza ricorrere a volgarità o a violenza esplicita, una lezione che il regista Enzo Barboni comprese perfettamente.




