Bomber, il pugile di Bud Spencer che sfidò (anche) il divieto del diritto d’autore
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Bud Spencer, il cui vero nome era Carlo Pedersoli, torna a calcare il ring televisivo questa sera, 9 maggio, su Rete 4 con uno dei suoi classici più amati: quel “Bomber” del 1982 che, lo si vede chiaramente, è molto più di una semplice commedia a suon di cazzotti. Girato tra Livorno e Tirrenia sotto la regia di Michele Lupo, il film racconta la storia di Bud Graziano, un ex pugile ridotto male e ridotto a lavorare su un barcone, la cui vita cambia radicalmente quando incontra Jerry, uno stralunato gestore di palestra interpretato da un giovanissimo Jerry Calà. È proprio l’incontro con questa figura caotica, capace di trascinarlo fuori dall’apatia del porto, a innescare la scintilla della rinascita sportiva e morale del protagonista.
Il legame proibito con il "Bulldozer" del 1978
A distanza di quasi quarantacinque anni dalla sua uscita, questo lungometraggio custodisce un segreto che gli appassionati conoscono bene, ma che il grande pubblico spesso ignora: si tratta, di fatto, del sequel "fantasma" di un altro colossal interpretato dal divo napoletano, quel “Lo chiamavano Bulldozer” del 1978. Le analogie strutturali tra le due pellicole sono talmente tante da non poter essere liquidate come semplici coincidenze; entrambi i film condividono la medesima location portuale, lo stesso schema narrativo dell’ex campione che si è ritirato a vivere su una barca per dimenticare un passato glorioso, e persino lo stesso antagonista archetipico: un militare americano prepotente e disonesto. La volontà di Michele Lupo, che aveva già diretto Spencer nel primo titolo, era quella di confezionare un vero e proprio "reboot spirituale" della storia, anche se, come spesso accade nel mondo del cinema, lo spirito d’iniziativa si scontrò presto con la dura realtà delle carte bollate.
La boxe contro il football, una rinascita firmata Oliver Onions
Se nel 1978 si giocava la partita di football americano che dava il titolo al personaggio di Bulldozer, nel 1982 lo sport in questione diventa la boxe, disciplina nobile che presta il suo lessico al nome del protagonista. A rendere ancora più solido questo legame tra i due film, non bastavano la regia di Lupo o la presenza di volti noti come Nando Paone (che ripropone la stessa gag del "panino morso"); ci pensarono anche le musiche dei fratelli Guido e Maurizio De Angelis, meglio conosciuti come Oliver Onions, le cui colonne sonore energiche e trascinanti fanno da collante perfetto tra le vicende del porto di Livorno e quelle del ring. Il “Bomber” del titolo, Bud Graziano, è un personaggio che, suo malgrado, si trova costretto a rispolverare i guantoni per fare da allenatore a una giovane promessa, Giorgione, e per prendere infine il suo posto contro il campione corrotto Rosco Dunn, regalando al pubblico la catarsi finale fatta di una sequenza di 32 pugni consecutivi.
I diritti negati e la rinascita di Bud Graziano
E veniamo dunque al nodo centrale che rende “Bomber” un’opera così singolare nel catalogo di Bud Spencer: l’impossibilità di realizzare un sequel ufficiale di “Lo chiamavano Bulldozer” a causa di una complessa matassa di diritti cinematografici. Non potendo riutilizzare il nome o le specifiche licenze del personaggio precedente, Michele Lupo e i suoi sceneggiatori optarono per una soluzione geniale quanto obbligata: cambiare lo sport e il nome del protagonista, ma mantenere intatta l’anima della storia, trasformando quella che doveva essere una parentesi in un nuovo capitolo “sotto mentite spoglie”. La questua legale, insomma, ha contribuito a creare un’opera che vive di vita propria proprio grazie alla sua natura di "sequel negato", dove l’attore si cala nei panni di un pugile che, esattamente come il film stesso, cerca di ottenere una rivincita sulla propria storia. A impreziosire il tutto, si aggiunge la verve comica di Jerry Calà, reduce dal successo de “I Cavalieri del Re” e lanciato da Bud Spencer in persona, che in questo film cesella il suo celebre tormentone “Doppia cu\*\*o”, un’improvvisazione divenuta leggenda per gli spettatori della prima serata di Rete 4.
In una serata televisiva che propone alternative come talent show musicali o film d’animazione per famiglie, la scelta di riproporre “Bomber” rappresenta quindi un’occasione, per il pubblico, non solo di assistere a una classica commedia italiana fatta di schiaffoni sonori, ma anche di osservare un curioso esperimento cinematografico. Questo esperimento, nato da un’idea ostacolata dalla legge sul diritto d’autore, riuscì comunque a trasformare un blocco creativo in un’opera amatissima che, ancora oggi, scalda la macchina degli ascolti.




