Francesco, il pontefice che sfidò le convenzioni
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Redazione Interno
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La scomparsa di papa Francesco non segna la fine del suo pontificato, ma lascia una domanda destinata a rimanere senza risposta definitiva: può la Grazia sovvertire la Legge? La scelta, annunciata prima della morte, di non farsi seppellire nella basilica di San Pietro bensì in Santa Maria Maggiore, è stata interpretata da alcuni come un ultimo gesto di rottura, quasi a voler evitare una canonizzazione che rischiasse di trasformarsi in una celebrazione retorica del suo operato.
Quella di Bergoglio è stata un’eredità complessa, che ha ridisegnato i confini di una Chiesa spesso percepita come distante. Il primo pontefice ad abbracciare con disinvoltura i social network, da Instagram a X (già Twitter), ha trasformato la comunicazione vaticana in un presidio costante, capace di raggiungere milioni di persone senza filtri. Gli account ufficiali, ora ribattezzati Apostolica Sede Vacans in attesa del nuovo conclave, testimoniano l’importanza strategica che Francesco attribuiva al dialogo diretto. Era il 2015 quando, con una lettera apostolica, elevò la comunicazione a priorità pastorale, segnando una svolta irreversibile.
Ma il suo pontificato, durato dodici anni, non si esaurisce nella rivoluzione digitale. Francesco ha scelto di mettere al centro i poveri, la difesa del creato, l’accoglienza verso i marginalizzati, spesso scontrandosi con resistenze interne e critiche esterne. La sua Chiesa, più evangelica che clericale, più attenta alle periferie che ai formalismi, ha suscitato consensi e polemiche in egual misura.




