Ddl sicurezza, chi colpisce davvero la norma securitaria del governo Meloni?
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Redazione Interno
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Il disegno di legge sulla sicurezza, promosso dal governo Meloni, ha suscitato un acceso dibattito, non solo tra le forze politiche, ma anche tra i sindacati e le associazioni per i diritti civili. La norma, che mira a riformare profondamente il sistema delle manifestazioni pubbliche, delle carceri e dei centri per il rimpatrio dei migranti, ha incontrato numerosi ostacoli, tra cui le proteste delle opposizioni e i dubbi di incostituzionalità sollevati dal Quirinale.
Uno degli aspetti più controversi del ddl è lo "scudo penale", una misura che avrebbe permesso agli agenti delle forze dell'ordine di essere assistiti legalmente senza essere iscritti nel registro degli indagati. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha spiegato che l'iscrizione automatica nel registro degli indagati, in caso di uso della forza da parte di un agente, rappresenta una "gogna" per le forze dell'ordine. Tuttavia, il Quirinale ha espresso forti riserve su questa misura, ritenendola potenzialmente incostituzionale.
Nordio, durante il question time al Senato, ha cercato di chiarire la sua posizione, definendo "impropria" l'etichetta di scudo penale per gli agenti. Ha sottolineato che l'obiettivo è garantire agli agenti le stesse garanzie legali di un indagato, senza però iscriverli formalmente nel registro degli indagati. Questa proposta, secondo Nordio, risale a venti anni fa e mira a coniugare le garanzie di assistenza legale con la tutela della dignità degli agenti.
Il dibattito sul ddl sicurezza continua a essere acceso, con le opposizioni che denunciano un tentativo di limitare le libertà civili e i sindacati che temono un aumento della repressione nei confronti dei manifestanti.




