Expo, dieci anni dopo: quando Milano si scoprì capitale
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Redazione Interno
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Dieci anni fa, il primo maggio 2015, si apriva l’Expo di Milano, un evento che avrebbe ridisegnato il volto della città, anche se allora pochi avrebbero scommesso su un cambiamento così radicale. Quella che doveva essere una semplice esposizione universale si rivelò invece uno spartiacque, trasformando non solo lo skyline ma anche l’identità stessa di Milano, che da allora ha imparato a pensarsi come metropoli globale.
L’eredità dell’Expo, il cui tema era “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, va ben oltre i padiglioni smantellati o riconvertiti. Se all’inizio si parlava di un progetto incerto, affidato a un “matricione” – un faldone zeppo di nomi di Paesi da convincere – e a una “griglia diplomatica” di lobbisti, oggi è chiaro che quell’operazione segnò un punto di non ritorno. Da Letizia Moratti, che ne lanciò l’idea, a Beppe Sala, che ne fu commissario e oggi ne celebra il decennale da sindaco, l’Expo ha unito una città spesso divisa, dimostrando che Milano sapeva fare squadra.
Quel maggio milanese, diverso da quello parigino del ’68 perché guidato più da manager che da studenti, fu comunque una rivoluzione. E quando, dopo le devastazioni di alcuni vandali, i cittadini scesero in strada con scope e secchi per ripulire la città, molti in Italia si stupirono. Ma non i milanesi, abituati a rimboccarsi le maniche prima di alzare la voce. Un senso civico che affonda le radici nella storia, forse nell’eredità asburgica, e che in quei giorni si mostrò in tutta la sua forza.




