Un altro strappo di Prevost all’epoca bergogliana: addio al poco amato Ruffini
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Redazione Esteri
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Nelle congregazioni pre-conclave, quelle che avevano preceduto l’elezione dell’attuale Pontefice, l’allora cardinale Prevost – oggi Papa – aveva parlato poco, sia in aula che durante le informali pause caffè. Eppure, proprio in quei frangenti decisivi per il futuro della Chiesa, ascoltava con attenzione gli sfoghi dei suoi confratelli, i quali si mostravano fortemente critici nei confronti della gestione della macchina comunicativa vaticana.
È da più di un anno, ormai, che Leone XIV, studiandosi attentamente il dossier sui media della Santa Sede, sapeva di dover imprimere una svolta radicale. Ieri, il cambiamento tanto atteso è arrivato: lo ha fatto, però, utilizzando il suo stile consueto, scevro da strappi traumatici ma non per questo meno incisivo.
L’addio al vertice del dicastero
A farne le spese è stato Paolo Ruffini, prefetto uscente del Dicastero per la Comunicazione, figura considerata ormai poco amata negli ambienti curiali. La sua sostituzione era nell’aria da tempo e rappresenta, nei fatti, un ulteriore allontanamento dagli equilibri voluti dall’era precedente. Al suo posto, e segnando una storica discontinuità, Papa Leone ha infatti nominato Maria Montserrat Alvarado, una personalità di spicco nel panorama mediatico statunitense.
Lei – vale la pena sottolinearlo – è presidente e direttrice operativa di EWTN News, il noto network vicino alla destra cattolica americana, dal quale dipende anche ACI Prensa, il braccio nordamericano nato in Perù nell’orbita del discusso Sodalizio di vita cristiana di Figari e compagni.
Prima volta per una donna alla guida dei media vaticani
Per la prima volta nella storia plurisecolare della Santa Sede, a guidare l’intera macchina comunicativa del Vaticano sarà una donna. Laica, per giunta. Di origini messicane, Alvarado parla fluentemente spagnolo, inglese e italiano, canta jazz nei momenti liberi e ha imparato a difendere la libertà di coscienza nei corridoi del potere giudiziario americano.
Nonostante la provenienza da un’emittente considerata conservatrice – e che durante il precedente pontificato non risparmiò critiche aspre a Bergoglio – la scelta di Leone XIV appare dettata più da esigenze manageriali e di rinnovamento che da un preciso allineamento ideologico.
Il Pontefice, che già in passato aveva mostrato segnali di insofferenza per i costi e la presunta inefficienza della comunicazione vaticana (si parla di una struttura che pesa sui bilanci per decine di milioni di euro all’anno), punta ora su un profilo internazionale capace di de-italianizzare un apparato considerato da molti troppo autoreferenziale.
Uno stile silenzioso per una transizione annunciata
Del resto, che il nuovo Papa non fosse particolarmente entusiasta della gestione uscente lo si era intuito da un dettaglio non secondario. Nel corso del suo primo anno di pontificato, Leone XIV avrebbe rifiutato più volte di ricevere l’ex prefetto in udienza privata, limitandosi a incontrarlo solo in contesti formali o collettivi. Un segnale inequivocabile, questo, che ha trovato il suo epilogo con la nomina di Alvarado, la quale assumerà ufficialmente l’incarico a partire dal primo novembre prossimo.
Non si tratta quindi di una rivoluzione improvvisa, ma di un percorso a tappe: Ruffini, che compirà settant’anni a ottobre, verrà accompagnato verso l’uscita con i crismi della gradualità, mentre la nuova prefetto avrà il compito di ridisegnare la strategia comunicativa di una Chiesa che, nelle intenzioni di Leone, deve contare più sulle “anime” che sui “follower” digitali.




